
Montblanc: una giacca costruita sul contrasto tra linea e volume
Per Montblanc avevo in mente una silhouette precisa: una giacca capace di accompagnare il busto con ordine e leggerezza, lasciando che tutta la parte più decorativa si concentrasse più in basso, dove il movimento può diventare protagonista senza alterare l’equilibrio del capo.
È un principio semplice, ma cambia molto il risultato finale. Se avessi distribuito trafori, ventagli e balze dall’alto verso il basso, avrei ottenuto una giacca certamente ricca, ma anche molto più impegnativa da indossare. Ho preferito lavorare per proporzioni: mantenere puliti lo sprone e le maniche, costruire con attenzione la vestibilità dei davanti e lasciare che il punto vita segnasse il passaggio verso una lavorazione più scenografica.
Il nome Montblanc racconta proprio questa scelta. Non è legato al colore e non nasce dal desiderio di aggiungere semplicemente un altro dolce alla mia Pasticceria d’Autore. Il riferimento è nella forma: quelle balze sovrapposte, sempre più aperte e mosse, creano nella parte inferiore una successione di volumi che ricorda la struttura irregolare e stratificata del celebre dessert.
La mia versione è viola, ma il progetto non appartiene al viola. Nocciola, cielo, rosso, orchidea e jeans lo interpretano in maniera completamente diversa, e credo che vedere lo stesso capo cambiare così tanto attraverso il colore aiuti anche a comprenderne meglio la personalità.

Una costruzione top down pensata per rimanere pulita
Ho realizzato Montblanc con 10 gomitoli di Drake Lux viola, un filato in 100% cotone riciclato con effetto lurex, lavorato con uncinetto 4,5 mm.
La costruzione è top down e parte da 76 catenelle.

Le ho distribuite in cinque sezioni: 12 maglie per il primo quarto anteriore, 12 per la prima manica, 24 per la schiena, 12 per la seconda manica e altre 12 per il secondo quarto anteriore. Fra una sezione e l’altra rimane una catenella destinata all’aumento, per un totale di quattro punti di separazione.
Nel primo giro la costruzione è quella più facilmente riconoscibile in uno sprone di questo tipo. Ho lavorato 12 maglie alte e, nella catenella che segnava l’aumento, ho eseguito una maglia alta, una catenella e una maglia alta. Ho continuato nello stesso modo fra le varie sezioni: 12 maglie per la manica, aumento, 24 per la schiena, aumento, 12 per la seconda manica, aumento e infine le ultime 12 del davanti.
Dal giro successivo ho però modificato il raglan.
Il piccolo foro creato dalla catenella può essere un elemento decorativo molto bello, ma non lo volevo su questa giacca. La parte superiore doveva rimanere compatta e visivamente continua, perché tutta l’attenzione sarebbe arrivata più tardi, con la lavorazione del fondo.
Ho quindi sostituito la sequenza maglia alta, catenella, maglia alta con tre maglie alte lavorate nello stesso punto.
La seconda delle tre viene marcata e diventa il riferimento per il giro successivo: nel punto marcato si lavorano nuovamente tre maglie alte. In questo modo lo sprone continua a crescere regolarmente, ma senza creare la classica linea traforata del raglan.
Per le taglie molto abbondanti lo stesso principio può essere amplificato lavorando cinque maglie alte anziché tre. È una possibilità che permette di ottenere una crescita più importante dello sprone, ma come sempre considero questi numeri un punto di partenza e non una regola universale.
L’uncinetto, soprattutto quando costruiamo un capo su misura, ci chiede continuamente di osservare quello che sta succedendo.
I davanti: crescere senza deformare
Una delle parti che ho curato maggiormente riguarda i due quarti anteriori.
In un cardigan top down è facile concentrarsi sugli aumenti del raglan e pensare che siano sufficienti a costruire tutta la vestibilità. In realtà, crescendo lo sprone, anche i davanti hanno bisogno di acquisire progressivamente larghezza.
Se non lo fanno, possono iniziare a inclinarsi verso l’interno e creare una linea appuntita, quasi uno scollo a V che diventa sempre più evidente man mano che si procede.
Non era la linea che volevo per Montblanc.
Ho quindi inserito aumenti anche sui quarti anteriori, scegliendo però di non collocarli mai direttamente sul bordo.
Nel secondo giro l’aumento viene lavorato nel penultimo punto alto; nel giro successivo si sposta nel terzultimo, poi nel quartultimo e così via. In pratica l’aumento arretra progressivamente verso l’interno. Si possono mettere anche in ordine casuale, rispettando 2 sole regole: mai all’inizio o alla fine, mai sovrapposti.
Questo permette al davanti di acquistare la larghezza necessaria senza che l’apertura venga spinta verso l’esterno o assuma una forma innaturale.
È una soluzione discreta perché, osservando la giacca finita, non si percepisce l’aumento come un dettaglio decorativo. Si vede semplicemente un davanti che scende bene.
Ed è esattamente quello che cercavo. Più aumentate, più la giacca sarà comoda e con un semplice cintino, riuscirete senza sforzo ad ottenere una chiusura a portafoglio senza l’ausilio di bottoni.
Dopo lo sprone, la vestibilità continua a essere costruita
Quando ho raggiunto la profondità corretta del sottomanica ho separato il corpo dalle maniche.
Ho aggiunto quattro catenelle sotto ciascun braccio, una piccola quantità che mi ha permesso di ottenere maggiore comodità senza modificare eccessivamente la proporzione del capo.
Da qui ho proseguito a maglia alta per 15 cm.
Anche questa parte apparentemente semplice è stata modellata attraverso aumenti regolari. Circa ogni tre giri ho inserito una riga nella quale ho distribuito sei maglie alte in più lungo il corpo, poi ho lavorato tre giri senza aumenti e ho ripetuto il procedimento.
Ho continuato fino ad arrivare al punto vita.
La quantità di aumenti, naturalmente, deve seguire la persona che indosserà la giacca. Una delle cose che considero più importanti quando realizziamo capi top down è proprio la possibilità di provarli durante il lavoro. Non abbiamo bisogno di aspettare l’ultima riga per sapere se una circonferenza funziona: possiamo verificarla mentre la costruiamo.
E su Montblanc questo diventa ancora più importante perché il fondo, una volta arricchito dalle balze, acquisirà naturalmente altro volume.
La base deve quindi essere corretta prima di arrivare alla parte decorativa.
Il traforo come passaggio, non come semplice ornamento
All’altezza della vita ho introdotto la prima fascia di quadretti.
La struttura è quella del filet più semplice: una maglia alta, due catenelle, una maglia alta, saltando due punti di base in corrispondenza delle due catenelle.
C’è però un aspetto tecnico che considero importante.
Le due catenelle occupano meno spazio rispetto alle due maglie alte che sostituiscono. Questo significa che, passando dalla lavorazione piena a una fascia a quadretti senza modificare il numero dei punti, il lavoro tende a restringersi.
In questo caso non volevo che il traforo segnasse il punto vita creando una fascia troppo stretta.
Ho quindi compensato inserendo un aumento circa ogni quattro o cinque punti. Dopo un giro neutro, nel giro successivo ho aggiunto nuovamente circa cinque aumenti distribuiti lungo tutta la riga e ho poi lavorato altri due giri senza modificare il numero dei quadretti.
La fascia arriva complessivamente a circa cinque righe.
Dopo il traforo sono tornata alle maglie alte, lavorandone altre cinque righe. Anche qui è possibile inserire ulteriori aumenti se la propria circonferenza lo richiede.
Poi ho ripreso i quadretti per un paio di righe e ho concluso questa sezione con tre righe di maglie alte.
Mi piace molto questa alternanza perché il traforo non appare come una fascia applicata casualmente al corpo della giacca. Serve a interrompere la superficie, a preparare visivamente il fondo e, soprattutto, a creare la struttura sulla quale sarà possibile costruire le balze.
La parte che definisce Montblanc
Quando sono tornata nuovamente ai quadretti, la prima fila ha assunto anche una funzione pratica: l’ho lasciata libera per poter inserire il laccetto di chiusura.
La giacca non ha quindi una chiusura rigida. I due davanti possono accostarsi leggermente, sovrapporsi quel tanto che basta e venire fermati dal laccetto, mantenendo un’apertura morbida.
Subito sotto comincia la lavorazione che caratterizza il progetto.
La base parte alternando una maglia bassa in un quadretto e, nel quadretto successivo, un ventaglio inizialmente composto da cinque maglie alte.
Procedendo nei giri, i ventagli vengono progressivamente ampliati.
È proprio questo aumento a generare il movimento: la lavorazione smette di seguire la linea verticale del corpo e comincia ad aprirsi verso l’esterno.
Sulla prima fascia di quadretti ho realizzato due balze sovrapposte. Una terza nasce invece dalla fascia traforata più in basso.
L’effetto finale non è quello di una semplice bordura. Le tre lavorazioni occupano profondità diverse e si sovrappongono, così che il fondo acquisti volume senza perdere leggerezza.
Da davanti si legge il movimento; lateralmente si percepisce ancora meglio la successione degli strati.
La costruzione rimane comunque equilibrata perché tutto ciò che precede questa zona è stato volutamente lasciato molto più sobrio.
Le maniche non hanno bisogno di ripetere il fondo
Ho ripreso le maniche lavorandole a spirale, quindi senza chiudere i giri, e le ho proseguite semplicemente a maglia alta.
Qui non avevo alcun interesse a riproporre la stessa ricchezza del fondo.
Le balze funzionano proprio perché hanno un luogo preciso all’interno del progetto. Ripeterle sulle maniche avrebbe cambiato completamente la proporzione della giacca e probabilmente avrebbe sottratto forza alla parte inferiore.
Ho concluso quindi soltanto con un piccolo giro di ventagli.
È sufficiente per creare continuità con il resto del capo e rifinire la manica senza aggiungere un secondo punto focale.
Una giacca che lascia spazio a ciò che indossiamo
Montblanc ha una presenza importante, ma non è un capo difficile da interpretare.
Il motivo è soprattutto nella parte superiore.
Lo scollo rimane abbastanza aperto e il laccetto permette di decidere quanto accostare i due davanti. Il look sottostante rimane quindi visibile e diventa parte dell’insieme.
Nella mia versione viola ho scelto il nero, proprio perché volevo dare profondità al colore e lasciare risaltare la lavorazione.
Ma la stessa giacca può cambiare facilmente registro.
Con un jeans e una maglia semplice sotto perde immediatamente qualsiasi formalità. Con un pantalone palazzo nero diventa più elegante. Sopra un tubino può accompagnare senza problemi anche un’occasione importante.
Il lurex presente nel Drake Lux aggiunge luce, ma non rende Montblanc necessariamente una giacca da sera. Piuttosto permette di spostarla da un contesto all’altro cambiando semplicemente ciò che le sta intorno.
Anche gli accessori trovano spazio facilmente. Una collana può riempire lo scollo senza entrare in competizione con la lavorazione, una spilla può diventare un punto luce sul davanti, mentre gli orecchini lunghi funzionano bene proprio perché spalle e maniche rimangono pulite.
È un capo elaborato solo dove serve.

Viola, nocciola, cielo, rosso, orchidea, jeans
Mostrare Montblanc in più colori non è stato per me soltanto un esercizio estetico.
Il viola della versione originale è intenso e mette molto bene in evidenza le ombre create dalle balze. Con il nero diventa sofisticato, mentre con grigio, denim molto scuro o accessori metallici mantiene una presenza decisa senza risultare eccessivo.
Il nocciola rende invece la giacca più morbida e naturale. È probabilmente la versione che vedrei più facilmente abbinata a panna, avorio, cammello e cuoio. Con gioielli dorati acquista calore; con il nero diventa immediatamente più urbano.
Il cielo cambia completamente la percezione del volume. Le balze sembrano più leggere, il traforo più fresco e il lurex quasi più discreto. Con il bianco si crea un insieme molto luminoso, con il denim diventa perfetto per il giorno, mentre il nero può darle un contrasto interessante.
In rosso, Montblanc assume inevitabilmente una presenza più forte. È la versione che vedrei con maggiore facilità sopra un completo nero o un tubino, ma anche con un pantalone panna per alleggerire il contrasto. In questo colore bastano pochi accessori: la giacca ha già abbastanza personalità. Ps: per Natale è perfetto!
Orchidea addolcisce il progetto senza trasformarlo in qualcosa di lezioso. È un colore che funziona molto bene con tortora, grigio perla, nero e denim e che mette in risalto soprattutto la parte traforata.
Il jeans, infine, è probabilmente il più trasversale. Può essere portato con panna, bianco, nero, beige, cuoio e naturalmente con altre sfumature di blu. È quello che avvicina di più Montblanc a una giacca da usare spesso, non soltanto quando vogliamo costruire un look particolare.
Vedere queste possibilità tutte insieme racconta una cosa che per me è fondamentale: il progetto rimane riconoscibile, ma non obbliga chi lo realizza ad assomigliare alla mia versione.
Ed è esattamente ciò che dovrebbe fare un buon modello.

Scheda tecnica | Giacca Montblanc
Tipologia: giacca/cardigan top down all’uncinetto
Filato: Drake Lux
Composizione: 100% cotone riciclato con effetto lurex
Quantità utilizzata nella mia versione: 10 gomitoli, taglia 44
Colore originale: viola
Uncinetto: 4,5 mm
Avvio: 76 catenelle
Suddivisione iniziale dello sprone: 12 maglie per il primo quarto anteriore, 12 per la prima manica, 24 per la schiena, 12 per la seconda manica e 12 per il secondo quarto anteriore, con una catenella di separazione fra ciascun settore.
Primo aumento del raglan: maglia alta, 1 catenella, maglia alta.
Aumenti successivi: 3 maglie alte nello stesso punto, marcando sempre quella centrale. Per taglie molto abbondanti è possibile aumentare maggiormente lavorando 5 maglie alte.
Aumenti sui quarti anteriori: eseguiti progressivamente verso l’interno, partendo dal penultimo punto, poi terzultimo, quartultimo e così via, per ampliare il davanti mantenendo regolare la linea dell’apertura.
Separazione del sottomanica: 4 catenelle.
Corpo: prevalentemente a maglia alta, con 6 aumenti distribuiti circa ogni 3 giri fino al punto vita, da adattare alla propria vestibilità.
Quadretti: 1 maglia alta, 2 catenelle, 1 maglia alta, saltando 2 punti di base. Gli aumenti vengono distribuiti durante la fascia per compensare la minore ampiezza delle catenelle.
Prima fascia traforata: circa 5 righe di quadretti.
Sezioni successive: 5 righe a maglia alta, nuova fascia a quadretti e 3 righe a maglia alta prima della parte finale.
Chiusura: laccetto inserito nella prima fila libera di quadretti.
Balze: ventagli costruiti partendo da 5 maglie alte e progressivamente ampliati; due balze sovrapposte sulla fascia superiore e una sulla fascia inferiore.
Maniche: lavorate a spirale a maglia alta.
Bordo delle maniche: giro finale di piccoli ventagli.
Varianti colore proposte: viola, nocciola, cielo, rosso, orchidea e jeans.

