
Savana 4.0: quante borse possono nascondersi dentro la stessa idea?
Ci sono progetti che, una volta finiti, per me finiscono davvero.
Li guardo, sono soddisfatta, registro il tutorial, li pubblico e mentalmente passo già a qualcos’altro.
E poi ci sono quelle idee che fanno esattamente il contrario.
Le termini, le appoggi sul tavolo e invece di lasciarti in pace cominciano a suggerirti altre possibilità 🤔
“E se cambiassi questo?”
“E se invece di diminuire qui lo facessi più avanti?”
“E se quella parte che adesso rimane morbida diventasse un vero fondo?”
La famiglia Savana è nata proprio così.
Ed essere arrivata oggi a Savana 4.0 mi fa sorridere, perché se guardiamo le quattro borse una accanto all’altra sembrano quasi quattro progetti indipendenti. Cambiano le proporzioni, cambia la forma, cambia il bordo, cambia il modo in cui si appoggiano, cambia persino il loro carattere.
Eppure, sotto tutto questo, c’è sempre la stessa idea iniziale.
Un quadrato.
È forse questo l’aspetto che mi affascina di più quando progetto qualcosa all’uncinetto: capire che una forma geometrica molto semplice non deve necessariamente portare a un solo risultato.
Dipende da cosa decidiamo di farne dopo.
Dipende da dove mettiamo gli aumenti.
Da quando iniziamo a diminuire.
Da come distribuiamo quelle diminuzioni.
Da dove pieghiamo.
Da ciò che scegliamo di lasciare morbido e da ciò che invece decidiamo di strutturare.
Ed è esattamente quello che è successo, una Savana dopo l’altra.
Tutto è cominciato dalla prima Savana

La prima Borsa Savana aveva già dentro di sé il principio che poi avrebbe dato origine a tutta la famiglia.
La costruzione partiva da una base quadrata e, lavorando sulla forma, avevo ottenuto quella caratteristica parte inferiore morbida, quasi a uovo, mentre il bordo superiore rimaneva diritto.
Era una borsa capiente, morbida, con quella linea particolare creata dalle diagonali della lavorazione.
Avrei potuto fermarmi lì.
Il progetto funzionava.
Ma il bello di una costruzione, almeno per me, comincia proprio quando smetto di guardarla come un oggetto finito e provo a guardarla come un insieme di possibilità.
Così è arrivata Savana 2.0.

Questa volta volevo qualcosa di completamente diverso: non più una borsa morbida e ampia, ma una bustina, molto più compatta.
La base concettuale era sempre quella, ma era necessario intervenire diversamente sulla forma. Ed è stato proprio in quel progetto che ho cominciato a mostrarvi un altro modo di gestire le diminuzioni. In questo modello ho poi usato una chiusura zip ben strutturata.
Già lì mi ero accorta di quanto fosse interessante vedere una costruzione cambiare personalità senza dover necessariamente ripartire da zero.
Poi è arrivata Savana 3.0.

E ancora una volta la domanda è stata: fin dove posso spingere questa idea?
La 3.0 si è collocata quasi a metà strada fra le prime due per quanto riguarda il fondo, ma la parte superiore ha preso una direzione completamente nuova.
Il bordo non era più diritto.
Con un’altra gestione delle diminuzioni è comparsa quella forma che abbiamo chiamato a coda di rondine.
E contemporaneamente ho iniziato a lavorare ancora di più sulla possibilità di ricavare e modellare il fondo.
Tre borse.
Stesso punto di partenza.
Tre risultati diversi.
Ed è qui che per me il discorso diventa molto più interessante della semplice sequenza di tutorial.
Perché quando comprendiamo una costruzione, non siamo più costrette a ripeterla sempre nello stesso modo.
Possiamo dialogare con quella costruzione.
Possiamo chiederle di diventare più larga, più stretta, più morbida, più strutturata.
Ed è esattamente quello che ho fatto per la quarta volta.
Savana 4.0 cambia completamente registro

Quando guardo Savana 4.0, la prima cosa che penso è che appartiene chiaramente alla famiglia Savana, ma nello stesso tempo sembra quasi voler prendere le distanze dalle sue sorelle.
La linea è più sofisticata.
La forma è molto più raccolta nella parte superiore e decisamente più scenografica.
Le pieghe creano movimento e volume.
E soprattutto, per la prima volta, compare una chiusura clic clac.
Quella struttura metallica, con il suo manico rigido, cambia immediatamente la percezione della borsa.
C’è qualcosa di rétro, quasi da borsetta d’altri tempi, ma interpretato attraverso una costruzione molto più morbida e contemporanea.
E proprio qui è iniziato il nuovo gioco.
Perché la mia intenzione non era semplicemente prendere una clic clac e costruirle intorno una borsa della stessa misura.
Sarebbe stata sicuramente una soluzione possibile.
Anzi, modificando le proporzioni iniziali si può tranquillamente utilizzare questa lavorazione per realizzare una clic clac molto più semplice e lineare.
Ma per Savana 4.0 volevo altro.
Volevo che quella chiusura relativamente piccola diventasse quasi il punto attorno al quale raccogliere una quantità di tessuto crochet decisamente più importante.
Prima di essere modellata, infatti, la borsa si presenta quasi come una grande bustina piatta, molto più larga della clic clac da 26 centimetri.
Ed è proprio quell’abbondanza che mi serviva.
Perché la forma finale non nasce soltanto durante la lavorazione.
Nasce anche dopo.
Nasce attraverso le pieghe.
Prima un quadrato. Poi comincia la trasformazione
Per questa versione sono partita da un quadrato con 26 centimetri di lato, che misura circa 37 centimetri sulla diagonale.
Ho lavorato utilizzando due colori che ormai avete imparato a riconoscere nella famiglia Savana: Sublime Caramello e Sublime Beige, una rocca per ciascun colore.
Da quel quadrato ho continuato ad alzare la lavorazione.
Per circa 22 centimetri ho lasciato che la borsa crescesse, mantenendo tutta la sua ampiezza.
Poi è arrivato il momento decisivo.
Le diminuzioni.
Ogni volta che lavoro su una nuova Savana mi rendo conto ancora di più di quanto le diminuzioni non siano semplicemente un modo per “stringere” un lavoro.
Sono ciò che disegna la forma.
Se le sposti, cambia il profilo.
Se le distribuisci diversamente, cambia il modo in cui il tessuto si raccoglie.
Se cambi il modo di eseguirle, può cambiare persino l’aspetto della superficie.
In Savana 4.0 avevo anche un piccolo problema che volevo risolvere.
In alcune costruzioni, proprio nei punti in cui vengono eseguite le diminuzioni, possono formarsi dei piccoli spazi più aperti.
Questa volta volevo che i lati risultassero più compatti.
Ho quindi modificato ancora una volta il sistema, ottenendo diminuzioni che non lasciano i classici forellini laterali.
È una differenza piccola se la descriviamo a parole.
Ma quando guardiamo la borsa da vicino è una di quelle rifiniture che rendono l’insieme molto più pulito.
Ed è proprio per questo che continuo a tornare sui miei progetti.
Ogni versione mi permette di approfondire un dettaglio che nella precedente non avevo ancora affrontato. E se questo dettaglio vi piace, sappiate che può essere riportato sugli altri 3 modelli.
La clic clac mi ha dato un nuovo riferimento
Quando arriva il momento di montare una chiusura rigida su una lavorazione morbida, può sembrare che la parte più complicata sia capire come distribuire tutto quel tessuto.
In realtà, durante le prove, ho trovato un riferimento semplicissimo che rende il montaggio molto più intuitivo.
La cosa importante è fare in modo che le diminuzioni laterali corrispondano agli snodi della clic clac.
È lì che la struttura metallica cambia direzione.
Ed è esattamente lì che anche la forma crochet deve assecondarla.
Una volta posizionati correttamente questi due punti, il resto diventa quasi una conseguenza.
Al centro della chiusura, invece, deve arrivare la piega centrale.
Quindi, quando andremo a montarla, avremo una sorta di piccola mappa:
gli snodi ci indicano dove devono cadere le diminuzioni;
il centro ci indica dove deve cadere la piega.
È una di quelle cose che, una volta viste, sembrano quasi ovvie.
Ma prima bisogna arrivarci.
Per cucire la struttura alla lavorazione ho utilizzato ago e filo di nylon da 0,25 mm, in modo da avere una cucitura resistente ma allo stesso tempo poco visibile.
Il fondo è nato da una piega
E poi arriviamo probabilmente al dettaglio che mi piace di più di tutta Savana 4.0.
Il fondo.
Quando la borsa è ancora piatta, guardandola non immaginereste necessariamente la forma che avrà una volta terminata.
Nella parte inferiore rimangono infatti le punte originate dalla costruzione.
Avrei potuto lasciarle partecipare alla silhouette, come avevo fatto in altri modi nelle Savana precedenti.
Questa volta, invece, le ho ripiegate verso l’interno.
È bastato questo gesto per cambiare completamente l’appoggio della borsa.
Le punte spariscono e quella parte che prima era semplicemente una conseguenza della geometria diventa un vero fondo.
Ed è un fondo che funziona.
La borsa può essere appoggiata sul tavolo e rimane lì, stabile, con la sua forma ben riconoscibile.
Nella parte superiore ho fatto l’operazione opposta.
Invece di nascondere il volume, l’ho enfatizzato.
Ho creato due pieghe baciate, raccogliendo la grande ampiezza della bustina verso la clic clac.
Ed ecco comparire quella forma che vedete nelle fotografie: morbida, drappeggiata, quasi plissettata.
La cosa divertente è pensare che pochi passaggi prima era semplicemente una superficie molto più piatta.
La tridimensionalità arriva quasi alla fine.
E forse è proprio questo il momento che racconta meglio tutto il progetto.
Savana 4.0 in breve
Per chi vuole avere sott’occhio i dati principali, la scheda tecnica è questa: ho utilizzato una rocca di Sublime Caramello e una di Sublime Beige, partendo da un quadrato di 26 × 26 cm, con una diagonale di circa 37 cm. Dopo il quadrato ho lavorato circa 22 cm in altezza prima di iniziare le diminuzioni laterali.
La chiusura è una clic clac da 26 cm, cucita con filo di nylon da 0,25 mm.
Le diminuzioni vanno fatte coincidere con gli snodi della chiusura, mentre la piega cade al centro. Le punte inferiori vengono ripiegate verso l’interno per formare il fondo e nella parte superiore vengono create due pieghe baciate per raccogliere l’ampiezza della borsa.
Questa è Savana 4.0.
Ma cambiando le misure iniziali possiamo già immaginare un’altra borsa.
E ricominciamo da capo. Anzi, nei commenti sotto il video fatemi sapere se volte il modello più semplice sempre con chiusura clic clac 😉.
Dalla lavorazione al guardaroba
Quando abbiamo iniziato a immaginare Savana 4.0 fuori dal tavolo da lavoro, mi sono resa conto che la clic clac le regala una versatilità che forse non mi aspettavo nemmeno io.
Nella versione originale beige e caramello è calda, neutra e molto facile da inserire in un guardaroba di mezza stagione.
Non la vedo legata soltanto all’estate, nonostante il crochet.
Anzi.
Con un paio di jeans, una camicia bianca leggermente morbida e un blazer color cammello o sabbia, Savana 4.0 cambia completamente registro.
Non sembra più “la borsa da mare all’uncinetto”.
Diventa una vera borsa da città.
La clic clac fa tantissimo.
Il manico rigido e il metallo introducono quell’elemento un po’ più formale che permette di abbinarla anche a un tailleur morbido beige, magari con pantalone ampio, camicia bianca oppure un top panna.
Ed è proprio lavorando sulle immagini che mi sono divertita a immaginarla anche in colori completamente differenti.

In nero e beige diventa grafica, quasi metropolitana.
Il disegno delle diagonali si legge in maniera molto più netta e la borsa sembra improvvisamente più moderna.

Con bordeaux e celeste succede qualcosa di ancora diverso: il contrasto è insolito, elegante, e rende molto evidente il movimento creato dalle pieghe.

Poi abbiamo provato viola e rosso.

Lì Savana smette decisamente di voler passare inosservata.
La forma è la stessa.
La costruzione è la stessa.
La clic clac è la stessa.
Eppure sembra quasi un altro progetto.
Ancora una volta torniamo al punto da cui siamo partite.
Declinare un’idea non significa semplicemente rifarla.
Significa capire quali parti possiamo cambiare senza perdere la sua identità.
Un’idea non è una gabbia
Forse è questo ciò che mi piace davvero della famiglia Savana.
Quando ho realizzato la prima non sapevo che un giorno sarei arrivata alla quarta.
Non avevo davanti quattro disegni già programmati.
Sono nate una dopo l’altra perché ogni progetto mi ha lasciato una domanda aperta.
La prima mi ha fatto scoprire una forma.
La seconda mi ha fatto lavorare diversamente sulle diminuzioni.
La terza mi ha portato verso un nuovo bordo e un altro modo di costruire il fondo.
La quarta mi ha fatto affrontare una clic clac, nuove diminuzioni, le pieghe baciate e un fondo ottenuto ripiegando la struttura.
Ed è questa, secondo me, la parte più bella del progettare.
Non imparare soltanto a realizzare una forma, ma imparare abbastanza bene quella forma da poterla trasformare.
Perché un quadrato rimarrà sempre un quadrato.
Ma quello che può diventare dopo dipende da noi.
Oggi è diventato Savana 4.0.
Domani?
Non lo so ancora.
E, conoscendomi, è proprio questo il problema.
O forse è il bello 🤔😉😘…


