MERINGA

Maglia Meringa: quando la forma diventa il dettaglio

La meringa si riconosce prima ancora di assaggiarla. Non per il colore, che può cambiare, e neppure necessariamente per la dimensione. A renderla inconfondibile è soprattutto il modo in cui prende forma: piccoli volumi, onde, increspature, punte e sovrapposizioni create mentre l’impasto viene modellato.

È una superficie che raramente rimane piatta. Si gonfia, si arriccia, crea movimento.

Ed è esattamente ciò che accade sulle maniche di questa nuova maglia.

Due balze sovrapposte si aprono una sull’altra creando un effetto a cascata che rompe improvvisamente la regolarità del corpo. Non sono semplicemente due volant aggiunti alla fine del lavoro: nascono direttamente dalla costruzione della manica, ne modificano il volume e diventano il dettaglio intorno al quale ruota l’intero progetto.

Guardandole, il collegamento con la meringa è diventato quasi inevitabile.

Così nasce Maglia Meringa, una nuova tappa della mia Pasticceria d’Autore.

Questa volta il riferimento alla pasticceria non passa attraverso la riproduzione di un dolce e nemmeno attraverso il colore. È la forma a costruire il collegamento: quella leggerezza leggermente gonfia e ondulata che sulla maglia si concentra proprio intorno alle braccia.

Il resto del capo, invece, rimane volutamente più ordinato. Una successione di punti semplici crea righe leggermente texturizzate e permette alle maniche di avere tutto lo spazio necessario per diventare protagoniste.

Uno sprone rotondo costruito con punti semplici

Meringa è una maglia top down con sprone rotondo, lavorata quindi dall’alto verso il basso e completamente adattabile durante la realizzazione.

L’avvio è composto da 100 catenelle, chiuse in cerchio.

Sul primo giro ho lavorato 100 maglie alte, mentre nel secondo sono passata alle maglie basse mantenendo invariato il numero dei punti.

Dal terzo giro comincia il gioco delle diverse altezze. Per ogni punto sottostante viene realizzata una maglia tripla, ottenendo così nuovamente 100 punti ma creando una riga molto più slanciata e visibile rispetto alle precedenti.

È proprio questa alternanza a costruire progressivamente la superficie della maglia.

Terminato il giro di maglie triple, ho inserito nuovamente le maglie basse, questa volta alternandole a una catenella. Questo passaggio permette contemporaneamente di creare spazio e di preparare gli aumenti dello sprone.

Nel giro successivo, infatti, vengono lavorate due maglie basse in ciascuno spazio formato dalla catenella, aumentando gradualmente la circonferenza.

A seguire troviamo nuovamente un giro di maglie triple, una per ogni punto sottostante, poi ancora maglie basse e successivamente un giro di punti altissimi.

Non c’è un punto fantasia complesso da memorizzare. Il disegno nasce semplicemente mettendo in relazione punti di altezze differenti.

Ed è proprio questa, secondo me, una delle caratteristiche interessanti di Meringa.

Da un certo momento in poi la successione diventa più regolare: due giri di maglie alte, un giro di maglie basse e un giro di maglie doppie. Poi nuovamente maglie basse, due giri di maglie alte, maglie basse e maglie doppie.

Il risultato è una superficie attraversata da righe orizzontali che si percepiscono senza appesantire il capo.

Da lontano la maglia appare piuttosto pulita; osservandola più da vicino emergono invece i cambi di altezza, le piccole aperture e le differenti texture.

Il trucco per gestire meglio le maniche nello sprone rotondo

Chi lavora spesso i top down sa che uno sprone rotondo richiede qualche ragionamento in più nel momento in cui dobbiamo separare corpo e maniche.

Con uno sprone quadrato o rettangolare gli aumenti individuano già in maniera abbastanza precisa le diverse sezioni. Nel rotondo, invece, dobbiamo essere noi a decidere quanta parte della circonferenza destinare al davanti, al dietro e alle braccia.

Ed è qui che può verificarsi un problema abbastanza comune.

Supponiamo di aver raggiunto una buona profondità dello sprone ma di avere ancora bisogno di qualche centimetro sulla circonferenza seno. La soluzione più immediata potrebbe essere aggiungere diverse catenelle sotto le ascelle.

Il corpetto si allargherebbe, certamente, ma quelle stesse catenelle finirebbero per aumentare anche la circonferenza delle maniche.

Risultato: il corpo veste correttamente, mentre la manica rischia di diventare enorme.

In Meringa ho utilizzato un accorgimento molto semplice.

Al momento di posizionare i marcapunti possiamo ridurre leggermente la porzione destinata alla manica.

Se normalmente avremmo lasciato, per esempio, 18 centimetri per ciascun braccio, possiamo fermarci a 16. Due centimetri recuperati da una parte e due dall’altra significano già quattro centimetri in più destinati alla circonferenza del corpo.

E se non fossero ancora sufficienti possiamo comunque aggiungere le catenelle sotto le ascelle.

In questo modo quelle catenelle svolgono una doppia funzione: aumentano il corpetto e contemporaneamente restituiscono alla manica i centimetri che le avevamo precedentemente sottratto.

È un piccolo spostamento del marcapunti, ma può cambiare parecchio la vestibilità.

Soprattutto evita di dover scegliere fra un corpetto troppo aderente e una manica sproporzionatamente larga.

Una costruzione che si lascia modificare

C’è poi un altro vantaggio legato alla semplicità dei punti utilizzati.

Meringa non dipende da un motivo complesso che obbliga a rispettare multipli, sequenze o posizioni precise degli aumenti per tutta la lavorazione.

Maglie alte, basse, doppie e triple permettono di intervenire praticamente in qualsiasi momento.

Questo significa che lo sprone può essere provato frequentemente e gli aumenti possono essere distribuiti dove effettivamente servono.

Se occorre maggiore ampiezza sul seno, si aumenta. Se la circonferenza è già sufficiente, si può proseguire senza modificare il numero dei punti.

Il tutorial diventa quindi una base di costruzione, non una misura rigida da riprodurre.

Lo stesso discorso vale per la lunghezza.

La mia versione arriva poco sotto il punto vita, ma continuando a lavorare e inserendo eventualmente gli aumenti necessari nella zona dei fianchi, Meringa può trasformarsi tranquillamente in un abito.

Ed è una trasformazione particolarmente semplice proprio perché il disegno del corpo non viene interrotto da motivi complessi.

Le maniche: qui nasce davvero Meringa

Se sul corpo domina la regolarità, sulla manica succede qualcosa di completamente diverso.

Dopo un primo giro di maglie alte ho lavorato otto giri di quadretti.

Questa fascia traforata non è soltanto decorativa: diventa la struttura sulla quale costruire le due balze.

La prima viene avviata già nella parte iniziale dei quadretti lavorando tre maglie alte per ogni spazio.

Dopo questo giro viene eseguito un giro neutro, lavorando semplicemente i punti così come si presentano. Successivamente si procede lavorando sei punti e un aumento e si continua fino a ottenere complessivamente sei giri.

La balza non esplode quindi tutta insieme, ma aumenta gradualmente. È proprio questa progressione a darle quella caduta morbida che permette al bordo di aprirsi senza diventare rigido.

La seconda balza viene avviata più in basso, verso il terzultimo giro di quadretti.

Questa volta si parte lavorando due maglie basse per ciascun quadretto. Seguono un giro neutro, una sequenza di sei punti e un aumento, un altro giro neutro, nuovamente sei punti e un aumento e infine ancora un giro neutro.

Anche questa seconda sezione raggiunge quindi una profondità complessiva di circa sei giri.

Le due balze vengono costruite in modo che, sovrapponendosi, nascondano quasi completamente la fascia a quadretti utilizzata come struttura.

Ed è qui che il progetto cambia faccia.

Quello che tecnicamente nasce sopra una griglia traforata, visivamente diventa una doppia onda.

Una sopra l’altra.

Quasi due volute di meringa modellate intorno al braccio.

E se volessi una manica a tre quarti?

La posizione delle balze non è obbligatoria.

Ed è probabilmente una delle varianti che trovo più interessanti da sperimentare.

Per ottenere una manica a tre quarti, infatti, è sufficiente continuare dopo lo scalfo riprendendo la stessa successione di lavorazioni utilizzata sul corpetto.

Si possono quindi alternare maglie alte, basse e doppie fino a raggiungere la zona desiderata e realizzare soltanto dopo il gomito la fascia a quadretti.

A quel punto si costruiscono le balze esattamente nello stesso modo.

La proporzione cambia completamente: il volume non si concentra più nella parte alta del braccio, ma scende verso l’avambraccio creando una manica decisamente più scenografica.

Lo stesso principio consente di realizzare anche una manica lunga.

Si continua semplicemente con le righe del corpetto per tutta la lunghezza necessaria e, nel punto in cui si desidera inserire la cascata, si interrompe quella successione e si comincia la sezione a quadretti.

Un unico dettaglio, quindi, può essere spostato e reinterpretato senza modificare l’identità della maglia.

Il cotone che accompagna la prima rinfrescata

Meringa arriva in quel momento particolare in cui l’estate non è ancora terminata, ma i capi completamente scoperti cominciano lentamente a perdere centralità.

È ancora una maglia in cotone, leggera e attraversata da piccole aperture, ma lo scollo è contenuto e la manica copre decisamente più di quella di un classico top estivo.

Per questo la vedo bene proprio come primo capo di passaggio verso settembre.

Quelle giornate in cui il sole è ancora forte ma la sera l’aria comincia finalmente a cambiare.

Per il progetto ho utilizzato Drake, un filato composto al 100% da cotone ecologico riciclato, lavorandolo con uncinetto da 4,5 mm.

La variante utilizzata viene indicata come arancio, anche se sulla maglia finita la percezione è molto più vicina a un corallo chiaro.

Per la mia misura ho utilizzato complessivamente circa 380 grammi di filato.

La tonalità luminosa mette particolarmente in evidenza sia le righe orizzontali del corpo sia le ombre create dalle due balze, ma Meringa è uno di quei progetti che, cambiando colore, potrebbe assumere personalità completamente differenti.

Come indossare Maglia Meringa

La manica importante suggerisce, secondo me, una regola molto semplice: lasciare pulito tutto il resto.

Con un pantalone nero ampio o leggermente sartoriale, il corallo emerge immediatamente e il volume delle maniche acquista un carattere molto più contemporaneo che romantico.

Con panna, sabbia ed écru il risultato diventa invece luminoso e morbido, perfetto per quel periodo a cavallo fra agosto e settembre.

Mi piace molto anche l’idea di abbinarla a un denim scuro a vita alta. Il jeans ha proprio la capacità di ridimensionare la componente più decorativa delle balze e trasformare Meringa in una maglia da portare facilmente anche durante il giorno.

Per un look più elegante sceglierei invece una gonna lunga o midi dalla linea estremamente semplice. Niente altri volant, niente grandi decorazioni e pochissimi accessori: quando la manica racconta già così tanto, non serve aggiungere altro.

E poi ci sarà il colore.

Perché se il corallo racconta ancora la fine dell’estate, una Meringa nera potrebbe diventare quasi da sera. In panna il riferimento al nome sarebbe immediato. Bordeaux e cioccolato la porterebbero direttamente verso l’autunno, mentre beige, caramello e nocciola continuerebbero perfettamente il vocabolario cromatico della Pasticceria d’Autore.

A queste versioni, però, dedicheremo un capitolo a parte.

Per ora Meringa nasce corallo, con il corpo attraversato da una successione quasi ritmica di punti e quelle due balze che interrompono la regolarità nel momento esatto in cui serve.

Un progetto in cui non è stato necessario inventare un punto complicato per ottenere qualcosa di riconoscibile.

Questa volta è bastato cambiare forma.

E lasciare che due piccole cascate di filo facessero il resto.

Scheda tecnica

Progetto: Maglia Meringa
Costruzione: top down con sprone rotondo
Avvio: 100 catenelle chiuse in cerchio
Filato: Drake
Composizione: 100% cotone ecologico riciclato
Colore: arancio/corallo chiaro
Quantità utilizzata: circa 380 g
Uncinetto: 4,5 mm
Punti utilizzati: catenella, maglia bassa, maglia alta, maglia doppia, maglia tripla e punto altissimo
Dettaglio caratterizzante: doppia balza a cascata costruita sulla fascia a quadretti
Possibili varianti: manica più lunga, tre quarti o lunga; diversa lunghezza del corpetto; trasformazione in abito.