MILLEFOGLIE

Millefoglie: la nuova maglia della Pasticceria d’Autore

Una fila di noccioline interrompe la superficie compatta delle maglie alte. Poco più sotto il tessuto si apre, diventa una griglia di piccoli quadretti, poi si increspa in una successione di ventagli. Subito dopo cambia ancora. È osservando la maglia finita, più che durante la sua costruzione, che diventa evidente il suo vero carattere: Millefoglie è una sovrapposizione di consistenze.

Il nome arriva proprio da qui.

Non dalla volontà di riprodurre letteralmente un dolce all’uncinetto, ma da quella successione di fasce che attraversano il capo e sembrano costruirlo per strati. Pieni, vuoti, piccoli rilievi, superfici traforate e bordi leggermente ondulati si alternano senza che uno prenda definitivamente il sopravvento sugli altri.

Con Millefoglie, quindi, la mia Pasticceria d’Autore continua, ma cambia ancora linguaggio.

La maglia nasce da una costruzione top down e riprende, nella fase iniziale, un principio che avevo già utilizzato per Granella. Da quel punto, però, prende una strada completamente diversa.

Il risultato è un capo asimmetrico nella parte superiore, con una spalla più scoperta e una bretella sottile che attraversa quella zona lasciata libera. Lo sprone è rotondo, le maniche arrivano circa al gomito e il corpo scende fino al fianco basso.

La vera protagonista, però, rimane la superficie.

È una maglia che si guarda più volte, perché ogni fascia racconta qualcosa di diverso.

La costruzione parte da 48 occhielli

Per la mia taglia M ho avviato 48 occhielli, che nel mio caso corrispondono a una circonferenza di circa 80 centimetri.

Dopo averli chiusi in cerchio non ho spezzato il filo.

Direttamente dal punto della chiusura ho continuato il lavoro avviando altri 10 occhielli, per una lunghezza di circa 16 centimetri. Questa piccola estensione diventa la spallina che caratterizza la scollatura.

Ho quindi portato la bretella verso il dietro e l’ho fissata saltando circa 14 occhielli della circonferenza iniziale.

Con un unico passaggio, quindi, si definiscono sia la grande apertura dello scollo sia la posizione della spallina.

È un dettaglio che cambia moltissimo l’aspetto finale del progetto, perché alleggerisce una costruzione che, nella parte centrale, diventerà progressivamente più ricca.

Chi però preferisce affrontare la maglia nel modo più semplice possibile può tranquillamente rimandare questo passaggio.

È possibile avviare soltanto i 48 occhielli, chiuderli in cerchio, costruire tutto lo sprone e decidere soltanto alla fine dove e come inserire la bretella. La struttura del capo non cambia. Per chi lo desiderasse, si possono inserire le bretelle da ambo le parti.

Da qui comincia lo sprone vero e proprio.

All’interno di ciascun occhiello ho lavorato:

1 maglia alta, 1 catenella, 1 maglia alta, aggiungendo una catenella di separazione tra un motivo e il successivo.

Nel secondo giro entra già in gioco l’aumento.

Tra un motivo e l’altro ho inserito:

1 catenella, 1 maglia alta, 1 catenella.

Questa distribuzione permette alla circonferenza di aprirsi rapidamente e dà origine allo sprone rotondo.

La differenza rispetto alla lavorazione della Maglia Granella arriva nel giro successivo.

Invece di entrare nello spazio della catenella e ricostruire continuamente una V, ho deciso di sovrapporre i punti.

La maglia alta viene lavorata sopra la maglia alta del giro precedente, la catenella rimane sopra la catenella e la maglia alta successiva viene nuovamente sovrapposta alla maglia alta.

Il disegno diventa così una successione di piccoli quadretti regolari.

Tra un quadretto e il successivo rimane la catenella di separazione.

Gli aumenti inseriti nei primi passaggi sono sufficienti a costruire l’espansione iniziale dello sprone. Dal momento in cui l’ampiezza è corretta non è più necessario continuare ad aggiungerli: si possono semplicemente lavorare i punti come si presentano.

Ho proseguito questa parte a quadretti per otto giri consecutivi.

Nel nono e nel decimo giro ho invece eliminato temporaneamente il traforo e lavorato soltanto maglie alte.

Qui c’è un piccolo particolare tecnico che secondo me vale la pena sottolineare.

Anche senza inserire un aumento tradizionale, lavorare una maglia alta nello spazio che prima era occupato da una semplice catenella produce comunque un piccolo incremento di volume.

La maglia alta è fisicamente più larga della catenella.

Questo significa che il passaggio dal quadretto alla superficie completamente lavorata contribuisce già ad ampliare ulteriormente lo sprone senza creare punti di aumento particolarmente evidenti.

È uno dei tanti modi con cui possiamo modellare un capo all’uncinetto senza trasformarlo in una continua successione di aumenti matematici.

Noccioline, maglie alte e la parte più compatta del busto

Superata la prima sezione dello sprone ho introdotto il primo elemento tridimensionale importante della maglia: le noccioline.

In Millefoglie ogni nocciolina è formata da sei punti altissimi lavorati e chiusi insieme.

Tra una nocciolina e quella successiva ho lasciato tre maglie alte.

L’effetto è molto evidente, ma non pesante.

Le piccole sfere emergono dalla superficie e creano una linea di rilievo che attraversa orizzontalmente il capo. Nel linguaggio della Pasticceria d’Autore potrebbero quasi ricordare piccole decorazioni posate sulla superficie di una torta, ma ciò che mi interessa maggiormente è il contrasto che producono con il resto della lavorazione.

Dopo una parte liscia arriva il rilievo.

Dopo il rilievo torna nuovamente la superficie compatta.

Per superare la zona del seno ho scelto infatti di limitare volutamente le trasparenze.

Ho alternato:

5 giri di maglie alte
1 giro di noccioline
5 giri di maglie alte
1 giro di noccioline

Questa sequenza consente di mantenere coperta la parte in cui normalmente preferisco evitare un traforo troppo evidente, senza rinunciare al movimento della texture.

Ed è proprio dopo aver superato il seno che Millefoglie cambia nuovamente faccia.

Tornano i quadretti.

Ma questa volta non rimangono semplicemente quadretti.

I ventagli trasformano il traforo in un piccolo volant

Ho lavorato due giri di quadretti e, nel secondo, ho utilizzato gli spazi della griglia per creare una decorazione.

In un quadretto ho eseguito una maglia bassa.

Nel quadretto successivo ho lavorato cinque maglie alte.

Poi nuovamente una maglia bassa e, nello spazio seguente, altre cinque maglie alte.

Continuando questa alternanza lungo tutta la circonferenza, i gruppi di cinque maglie alte formano piccoli ventagli che tendono naturalmente ad aprirsi e a creare una bordura leggermente ondulata.

È qui che la maglia comincia davvero ad assumere quell’aspetto stratificato che ha poi suggerito il nome.

Ho proseguito con altri due giri di quadretti e ho inserito nuovamente i ventagli.

Poi sono tornate le maglie alte.

Poi ancora le noccioline.

Poi nuovamente i trafori.

Non c’è, però, una sequenza che considero intoccabile.

Ed è probabilmente uno degli aspetti più importanti dell’intero progetto.

Millefoglie non è una maglia che richiede di contare ossessivamente una successione prestabilita di righe.

La mia alternanza è una proposta.

Si può decidere di lavorare tre giri di maglie alte anziché cinque, aumentare lo spazio tra due fasce di noccioline, inserire prima i quadretti, eliminare un volant oppure aggiungerne uno.

La regola non è copiare la disposizione delle mie righe.

La regola è guardare il proprio corpo mentre il capo cresce.

Io consiglio infatti di provare frequentemente la maglia.

Non soltanto per controllarne la lunghezza, ma soprattutto per capire quando la circonferenza ha bisogno di aumentare.

Uno sprone rotondo che aiuta davvero nella vestibilità

La scelta dello sprone rotondo non è soltanto estetica.

Rispetto a molte costruzioni quadrate o rettangolari, permette al capo di continuare ad accompagnare più naturalmente le curve anche dopo la separazione delle maniche.

Uno sprone rettangolare, una volta raggiunta una determinata larghezza, tende spesso a proseguire verso il basso con una linea più verticale.

Quello rotondo conserva invece una progressione che possiamo continuare a controllare e modificare.

Questo rende Millefoglie particolarmente interessante anche per chi ha bisogno di una maggiore vestibilità su seno, addome o fianchi.

Gli aumenti possono essere introdotti sia nei giri di maglie alte sia nei giri a quadretti.

Non occorre concentrarli tutti nello stesso punto.

Distribuiti lungo la circonferenza diventano praticamente invisibili e permettono di modellare il capo gradualmente.

E c’è un altro strumento che utilizzo spesso quando voglio evitare troppi aumenti: cambiare misura di uncinetto.

Per la mia versione ho lavorato tutto il progetto con un uncinetto 3,5 mm.

Ma nulla vieta, per esempio, di cominciare con un 3 mm, passare al 3,5 mm nella parte centrale e terminare con un 4 mm.

Il punto diventa progressivamente più ampio e il tessuto guadagna centimetri senza che sia necessario modificare continuamente lo schema.

È un sistema particolarmente utile nei progetti top down, perché permette di costruire la vestibilità direttamente mentre si lavora.

Le due maniche non devono avere lo stesso numero di giri

Una volta raggiunta la lunghezza che desideravo per il corpo — nel mio caso circa il fianco basso — ho ripreso le maniche.

Qui l’asimmetria dello scollo produce una conseguenza inevitabile.

Le due maniche non partono dalla stessa altezza.

Sul lato della spalla maggiormente scoperta la costruzione è già molto scesa e, per raggiungere il gomito, sono sufficienti pochi giri.

Ho lavorato:

3 giri di maglie alte
1 giro di noccioline
3 giri di maglie alte
2 giri di quadretti
1 giro di ventagli
2 giri di quadretti

A quel punto la lunghezza era sufficiente.

Dall’altro lato, invece, la spalla parte molto più in alto.

Per ottenere una manica che terminasse visivamente allo stesso livello ho quindi dovuto lavorare circa il doppio dei giri.

Non bisogna quindi preoccuparsi se, contando le righe, le due maniche risultano differenti.

È la costruzione stessa della maglia a richiederlo.

L’obiettivo è che, una volta indossato il capo, entrambe arrivino alla stessa altezza.

E anche qui la prova durante la lavorazione rimane molto più utile di qualsiasi numero scritto.

Da maglia ad abito il passaggio è quasi naturale

La mia Millefoglie si ferma al fianco basso perché desideravo mantenere una proporzione facile da indossare sia con pantaloni sia con gonne.

Ma osservando la struttura del progetto è immediato immaginarla più lunga.

Continuando la lavorazione e distribuendo gli aumenti necessari sui fianchi, Millefoglie può trasformarsi in un abito.

Anzi, in una versione lunga il concetto degli strati diventerebbe probabilmente ancora più evidente.

Si potrebbero alternare fasce compatte e traforate, inserire più ordini di ventagli oppure concentrare le noccioline soltanto in determinate zone.

È una delle caratteristiche che apprezzo maggiormente nei progetti top down: il momento in cui decidiamo di fermarci determina spesso anche la tipologia del capo.

Top, maglia lunga, tunica o abito possono nascere dalla stessa costruzione.

ViscoIggy Cipolla: il colore che tiene insieme tutte le texture

Per realizzare Millefoglie ho utilizzato ViscoIggy di Tessiland, scegliendo il colore Cipolla.

La composizione è 75% cotone e 25% viscosa, in gomitoli da 50 grammi per circa 125 metri.

È un filato ritorto in cui la struttura del cotone incontra la luminosità della viscosa.

Su Millefoglie questa caratteristica funziona particolarmente bene.

Un progetto così ricco di superfici diverse ha bisogno di un filo capace di rendere leggibile il punto: le noccioline devono emergere, la griglia dei quadretti deve rimanere nitida, i ventagli devono conservare la loro forma e le maglie alte non devono perdere compattezza.

Allo stesso tempo non volevo un risultato opaco o troppo rustico.

La viscosa introduce una luminosità discreta che prende la luce soprattutto sui rilievi e rende il colore Cipolla molto più complesso di quanto possa apparire osservando semplicemente il gomitolo.

Per la mia taglia M ho utilizzato complessivamente circa 360 grammi di ViscoIggy.

Considerando che ogni gomitolo pesa 50 grammi, per realizzare la stessa misura consiglio quindi di prevedere 8 gomitoli, così da avere anche un piccolo margine.

Il produttore indica per ViscoIggy ferri 3–3,5 mm e uncinetto 2,5–3 mm; io, per ottenere la mano e la morbidezza che desideravo per questo progetto, ho scelto invece l’uncinetto 3,5 mm.

Scheda tecnica – Maglia Millefoglie

Nome progetto: Millefoglie
Percorso: Pasticceria d’Autore
Tipologia: maglia donna all’uncinetto
Costruzione: top down
Sprone: rotondo
Taglia del campione: M
Avvio: 48 occhielli
Misura dell’avvio: circa 80 cm
Spallina: 10 occhielli, circa 16 cm
Fissaggio spallina: sul dietro saltando circa 14 occhielli
Filato: ViscoIggy Tessiland
Colore: Cipolla
Composizione: 75% cotone, 25% viscosa
Peso: 50 g
Lunghezza: 125 m
Consumo per la taglia M: circa 360 g
Quantità da prevedere: 8 gomitoli
Uncinetto utilizzato: 3,5 mm
Punti principali: catenella, maglia bassa, maglia alta, punto altissimo, quadretti, noccioline, ventagli
Nocciolina: 6 punti altissimi chiusi insieme
Distanza tra le noccioline: 3 maglie alte
Ventaglio: 5 maglie alte
Lunghezza della maglia: fianco basso
Maniche: circa al gomito
Possibili trasformazioni: maglia lunga, tunica, abito
Adattamento taglie: aumenti distribuiti nei giri di maglie alte o nei quadretti; possibile variazione progressiva dell’uncinetto.

Sei colori e sei caratteri completamente diversi

Prima ancora di completare la parte stilistica del progetto ho voluto vedere cosa sarebbe successo cambiando il colore.

Ed è stato interessante scoprire quanto Millefoglie riesca a trasformarsi.

La versione originale Cipolla rimane quella che sento maggiormente legata al progetto: è sofisticata senza essere leziosa e permette di leggere molto bene tutte le lavorazioni.

Ma in Ecrù la maglia acquista immediatamente un’altra luce. Diventa più fresca, naturale e romantica, perfetta con il cuoio, il beige, il denim chiaro e tutti i colori della terra.

La versione Beige è probabilmente quella più discreta ed elegante. Ha quasi l’aspetto di un capo da guardaroba continuativo, uno di quelli che non appartengono soltanto a una stagione.

Il Grigio Perla porta Millefoglie verso un’estetica decisamente più contemporanea. Sulle tonalità fredde le noccioline e i piccoli volant diventano particolarmente grafici.

Il Lilla è la versione più delicata e luminosa.

Il Petrolio, al contrario, è intenso e importante: riduce visivamente l’effetto romantico dei ventagli e fa emergere il lato più sofisticato della costruzione.

Il Senape è probabilmente la trasformazione più decisa. Ha carattere, rende immediatamente il progetto più autunnale e valorizza magnificamente il disegno traforato.

Non sono semplicemente sei colori alternativi.

Sono sei modi differenti di leggere la stessa maglia.

Dal pantalone palazzo al denim: come cambia Millefoglie quando la si indossa

Anche nei look ho voluto evitare di relegare Millefoglie al classico abbinamento “maglia all’uncinetto più jeans”.

Il primo esperimento è stato con un pantalone palazzo avorio.

Ed è forse uno degli abbinamenti che mi ha convinto maggiormente.

Il colore chiaro alleggerisce il Cipolla, mentre la linea lunga e fluida del pantalone crea un contrasto interessante con la texture ricca della parte superiore. Con una pochette piccola e un sandalo neutro può diventare tranquillamente un look elegante.

La seconda proposta utilizza invece una gonna midi satinata color champagne.

Qui il gioco è tutto sulle superfici.

Da una parte l’uncinetto, tridimensionale e materico; dall’altra la fluidità quasi liquida del raso.

È un abbinamento molto femminile, ma secondo me non eccessivamente romantico proprio grazie alla tonalità polverosa della maglia.

Con il pantalone tabacco Millefoglie cambia ancora.

Cipolla e tabacco creano una palette calda, molto raffinata, che trovo perfetta anche per il passaggio dall’estate all’autunno. Una borsa cuoio e un sandalo semplice sono sufficienti per completare il look.

E poi naturalmente rimane il denim blu.

È la versione più quotidiana e probabilmente quella che permette di capire meglio la versatilità del progetto. Jeans, borsa beige, scarpa neutra e la maglia smette immediatamente di sembrare un capo destinato soltanto alle occasioni particolari.

Perché una lavorazione elaborata non deve necessariamente produrre un capo difficile da indossare.

Ed è forse questo il punto finale di Millefoglie.

Dentro ci sono noccioline, trafori, ventagli, una costruzione asimmetrica, uno sprone rotondo e una lunga successione di cambi di ritmo. Eppure, una volta indossata, tutta quella tecnica smette di mostrarsi come esercizio e diventa semplicemente una maglia.

Il riferimento alla pasticceria rimane nel nome e negli strati.

Il resto deve poter entrare nel guardaroba.

Ed è esattamente lì che volevo portare questa nuova tappa della mia Pasticceria d’Autore