Fiore Mont Blanc

Fiore Mont Blanc: la stessa idea di volume, in dieci centimetri

A guardarlo di profilo, il Fiore Mont Blanc rivela subito la caratteristica che mi interessava ottenere: i petali non formano una corolla piatta, ma si dispongono su piani successivi. I quattro più interni rimangono raccolti, quelli della fila seguente avanzano verso l’esterno e, sovrapponendosi, creano una piccola cascata di volumi.

Cosa vi ricorda?

È lo stesso principio visivo che avevo già utilizzato nella giacca Mont Blanc. Lì il movimento è affidato alla successione di trafori, ventagli e balze della parte inferiore; qui viene concentrato in una superficie di circa 10 centimetri, attraverso corolle consecutive che si sollevano dalla base e lasciano intravedere quelle sottostanti.

Per questo ho mantenuto anche lo stesso filato viola della giacca. Il colore rende immediato l’abbinamento, ma è soprattutto la costruzione a mettere in relazione i due progetti: rilievo, sovrapposizione e apertura progressiva del volume.

Sul retro ho applicato una spilla, così il fiore non rimane legato a una posizione precisa e può essere utilizzato come un vero accessorio. Su Mont Blanc posso portarlo alla base del collo, vicino alla spalla, spostarlo più in basso e utilizzarlo quasi come sostituto di un bottone, oppure avvicinarlo al laccetto per sottolineare la chiusura a portafoglio.

Ma una volta terminato il fiore, la possibilità di staccarlo dal cardigan ha aperto inevitabilmente molte altre strade. Ed è qui che questo piccolo progetto diventa interessante anche per chi Mont Blanc non la realizzerà: la stessa struttura può trasformarsi in una spilla, decorare una borsa, un cappello, una sciarpa, un accessorio per capelli o persino entrare nell’arredamento.

Una base circolare costruita pensando già ai petali

La lavorazione parte da un anello magico.

All’interno lavoro 12 maglie alte e chiudo il giro.

Nel secondo giro devo raddoppiare il numero dei punti, quindi lavoro due maglie in ogni punto sottostante e arrivo a 24 maglie.

Nel terzo giro alterno invece una maglia e un aumento, fino a ottenere complessivamente 36 punti.

La particolarità di questi primi tre giri è nel modo in cui entro nelle maglie.

Non lavoro prendendo entrambe le coste del punto, ma utilizzo sempre la costa posteriore, lasciando libera quella anteriore.

È un dettaglio fondamentale.

Alla fine della base circolare mi ritrovo infatti con una serie di coste concentriche ben visibili sulla superficie. Quelle linee non hanno soltanto una funzione decorativa: diventano i punti di ancoraggio sui quali costruirò successivamente le diverse file di petali.

In pratica la base viene progettata fin dall’inizio pensando alla tridimensionalità del fiore.

Completato il cerchio, taglio il filo e posso iniziare a lavorare sulle coste lasciate libere.

La prima corolla: quattro archetti e quattro petali

Parto dalla prima fila di coste e realizzo quattro archetti di tre catenelle.

Ogni archetto diventa la base di un petalo.

È a questo punto che entra in gioco la tecnica dell’uncinetto tunisino, che mi permette di ottenere petali più consistenti e strutturati rispetto a quelli di un fiore tradizionale lavorato semplicemente in tondo.

Per iniziare il petalo avvio cinque catenelle.

Rientro poi nelle catenelle una alla volta, caricando progressivamente le asole sull’uncinetto fino ad averne cinque.

A questo punto entro sotto l’archetto, pesco il filo e inizio la fase di ritorno, scaricando i punti due a due per cinque volte.

Nella riga successiva introduco l’aumento.

Faccio una catenella e, caricando nuovamente i punti, mi ritrovo questa volta con sei asole sull’uncinetto.

Entro ancora sotto lo stesso archetto, pesco il filo e scarico nuovamente i punti due a due, questa volta per sei volte.

Raggiunta la larghezza del petalo, lavoro quattro righe mantenendo sei punti.

Questa parte centrale dà corpo al petalo e gli permette di svilupparsi in altezza senza perdere quella forma leggermente incurvata che contribuisce poi alla tridimensionalità della corolla.

La diminuzione e la chiusura del petalo

Dopo le quattro righe inizio a restringere.

Carico normalmente tutti i punti sull’uncinetto, ma nella fase di scarico eseguo cinque passaggi invece di sei.

Questo significa che, alla fine della riga, le ultime tre asole vengono chiuse insieme.

Ho così eseguito la diminuzione e sono tornata a cinque punti.

Lavoro ancora una riga di cinque punti e posso quindi terminare il petalo.

Per chiuderlo rientro in ciascuna asola ed eseguo una maglia bassissima, così il bordo viene definito e la lavorazione tunisina si chiude in maniera pulita.

Mi ancoro nuovamente nello stesso archetto.

Poi, con una maglia bassissima, mi sposto nell’archetto successivo e ricomincio la stessa sequenza.

Alla fine avrò completato i quattro petali della prima corolla.

La seconda fila: il fiore comincia davvero ad aprirsi

Terminati i quattro petali centrali non ho bisogno di tagliare nuovamente il filo.

Lavoro due catenelle e raggiungo la fila successiva di coste lasciate libere sulla base.

Qui creo una nuova serie di archetti sempre di tre catenelle, ma distribuiti in modo diverso: salto tre maglie della base ed entro nella quarta.

Procedendo così ottengo sei archetti.

All’interno di ciascuno lavoro un nuovo petalo utilizzando esattamente la stessa sequenza della prima fila: cinque catenelle iniziali, caricamento tunisino, aumento fino a sei punti, quattro righe regolari, diminuzione, ultima riga da cinque punti e chiusura a maglie bassissime.

Il petalo quindi non cambia.

A cambiare è la sua posizione nello spazio.

I primi quattro rimangono più raccolti verso il centro; i sei successivi si dispongono lungo una circonferenza più ampia. È questa differenza a creare la sovrapposizione.

Le due corolle non si limitano ad affiancarsi. La seconda emerge da dietro la prima, la sostiene visivamente e aggiunge un ulteriore livello.

Ed è proprio osservando il fiore lateralmente che questo effetto diventa più evidente: una fila compare dietro l’altra quasi come una successione di piccole balze.

Il richiamo alla giacca Mont Blanc, a questo punto, non dipende più soltanto dall’abbinamento cromatico.

È nella struttura.

Le proporzioni si possono cambiare

La mia versione misura circa 10 centimetri, ma la costruzione non obbliga a mantenere né questa grandezza né queste proporzioni.

Anzi, credo che una delle parti più interessanti del progetto sia proprio la possibilità di modificarlo.

Si può intervenire innanzitutto sul numero delle file di petali.

Ci si può fermare prima per ottenere una corolla più essenziale oppure continuare a lavorare su ulteriori coste e creare un fiore molto più ricco e importante.

Si può poi cambiare l’altezza dei petali.

Riducendo le catenelle iniziali diventano più piccoli e compatti; aumentandole si ottengono invece petali più lunghi.

Una possibilità che trovo particolarmente interessante è differenziare le varie corolle: petali più piccoli al centro e progressivamente più grandi verso l’esterno. In questo modo il fiore si aprirebbe ancora di più e la sensazione di profondità diventerebbe molto evidente.

Anche gli archetti possono essere modificati, così come il numero delle righe lavorate nel corpo del petalo.

Quindi la mia sequenza è un punto di partenza preciso, ma non un limite.

Sul cardigan Mont Blanc

Sulla giacca il fiore lavora quasi come un elemento di styling.

Posizionato alla base del collo e vicino alla spalla, porta lo sguardo verso il viso e si comporta come una grande spilla tessile.

È probabilmente la posizione più classica, ma anche quella che permette di leggere meglio la forma del fiore.

Spostandolo più in basso, grosso modo a metà del davanti, cambia funzione visiva. Può diventare quasi il sostituto di un bottone, creando un punto di chiusura o semplicemente simulandolo.

Se invece lo porto vicino al laccetto della chiusura a portafoglio, sottolinea proprio il punto in cui i due davanti si incontrano e rafforza il movimento della giacca.

La possibilità di spostarlo è quindi importante quanto la sua forma.

Un fiore cucito avrebbe una posizione definitiva.

Una spilla permette invece di cambiare ogni volta la composizione del capo.

Su un cappello: meglio uno solo, ma importante

Le immagini mi hanno fatto apprezzare particolarmente l’abbinamento con un cappello panna.

Qui il fiore diventa immediatamente il punto focale.

Il contrasto tra il fondo chiaro e il viola intenso mette in evidenza sia la forma dei petali sia i piccoli riflessi luminosi del filato, mentre la superficie neutra del cappello evita che l’insieme diventi troppo decorativo.

Su un cappello di questo tipo non aggiungerei altro.

Il fiore è già sufficiente per caratterizzare l’accessorio.

Lavorandolo invece nello stesso colore del cappello si potrebbe ottenere un risultato completamente diverso, più discreto e sofisticato, nel quale a emergere non sarebbe il contrasto cromatico ma quello tra le diverse texture.

Sciarpe e accessori per bambina

Su una sciarpa da bambina ridurrei probabilmente un po’ le proporzioni.

La tecnica rimarrebbe la stessa, ma un fiore più piccolo sarebbe più equilibrato rispetto alla dimensione dell’accessorio.

Qui si può giocare molto anche con il colore: rosa antico, panna, glicine, rosso, colori pastello oppure tonalità più vivaci.

La spilla consente inoltre di spostarlo o rimuoverlo completamente, quindi la stessa sciarpa può essere indossata in maniera molto semplice oppure trasformata aggiungendo il fiore.

E se lo si posiziona nel punto giusto, può persino diventare parte del sistema con cui si fermano i due lembi.

Sul cerchietto per capelli

Un’altra possibilità è il cerchietto.

Qui la scala diventa ancora più importante.

Un fiore di piccole dimensioni posizionato lateralmente crea un accessorio delicato; aumentando leggermente il volume o utilizzando un filato più brillante si può ottenere qualcosa di molto più scenografico.

Per una cerimonia immagino facilmente una versione panna, champagne, cipria oppure oro leggerissimo.

Con un cotone opaco e una misura più contenuta diventerebbe invece un accessorio quotidiano.

La stessa tecnica riesce quindi a passare da un oggetto giocoso a uno molto elegante semplicemente cambiando materia e proporzioni.

Sulle borse cambia completamente carattere

Con le borse le possibilità aumentano ancora.

Su una borsa panna un fiore viola crea immediatamente contrasto e può diventare l’unico elemento decorativo.

Su una shopper realizzata nello stesso colore, invece, il risultato diventa quasi monocromatico e il fiore si distingue soprattutto attraverso il rilievo.

Su una borsa estiva in cordino o rafia trovo molto interessante il contrasto materico: una superficie più asciutta e strutturata accanto a petali morbidi e sovrapposti.

E proprio il cordino permette di fare un ulteriore esperimento.

Realizzando il fiore con un filato destinato alle borse, la corolla diventerebbe molto più sostenuta e potrebbe assumere dimensioni importanti.

Potrebbe decorare una patta, occupare un angolo di una shopper oppure diventare il centro di una borsa rotonda.

A quel punto il fiore non sarebbe più semplicemente un’applicazione.

Diventerebbe parte del progetto della borsa.

Cestini e complementi per la casa

Lo stesso principio può essere portato nell’interior.

Su un cestino portaoggetti in cordino panna o beige, per esempio, un fiore importante sul davanti può essere sufficiente a trasformare un oggetto molto semplice.

Qui lavorerei soprattutto con le palette della stanza.

Un viola come il mio diventa un colore d’accento; panna e sabbia creano un effetto più naturale; un verde polveroso o un rosa antico potrebbero inserirsi bene in una camera; toni ruggine, nocciola e borgogna funzionerebbero invece in una composizione autunnale.

La regola che seguirei è non moltiplicarlo senza motivo.

Un elemento tridimensionale così evidente funziona meglio quando ha spazio intorno.

Sul cuscino

Anche su un cuscino eviterei la decorazione troppo simmetrica.

Piuttosto che collocarlo esattamente al centro, preferirei una posizione leggermente decentrata, magari vicina a un angolo.

Un solo fiore su un tessuto neutro crea un dettaglio molto più contemporaneo di una superficie completamente ricoperta di applicazioni.

E la spilla ha anche qui un vantaggio pratico: il fiore può essere rimosso quando si vuole lavare il rivestimento oppure quando si desidera cambiare aspetto al cuscino.

Come fermatenda

Tra le immagini che abbiamo immaginato c’è anche un utilizzo meno scontato: il fermatenda.

Su una tenda chiara, in lino o cotone, un fiore importante può diventare il punto nel quale il tessuto viene raccolto lateralmente.

È un dettaglio piccolo, ma modifica parecchio la percezione della tenda, soprattutto in una camera da letto, in uno studio creativo o in un ambiente nel quale i tessili hanno già un ruolo importante.

Anche qui il colore dovrebbe dialogare con ciò che è già presente nella stanza.

Non necessariamente deve essere identico.

Può semplicemente riprendere una tonalità di un cuscino, di una coperta, di una poltrona o di un altro piccolo complemento.

Ghirlande e decorazioni stagionali

Infine, il fiore può entrare nelle composizioni decorative.

Una ghirlanda è probabilmente l’esempio più immediato, ma possiamo pensare anche a cestini, centrotavola, decorazioni per pacchi regalo o composizioni stagionali.

E qui il Fiore Mont Blanc smette completamente di appartenere a una stagione precisa.

In viola ha un carattere ricco e quasi invernale.

In panna e oro potrebbe entrare nelle decorazioni natalizie.

In rosa cipria, salvia o lilla diventerebbe primaverile.

In corda, nocciola e ruggine funzionerebbe benissimo in autunno.

La costruzione rimane invariata.

A cambiare è il linguaggio.

Un piccolo progetto con molte direzioni

Il mio Fiore Mont Blanc parte quindi da una base molto precisa: 12 maglie, 24, poi 36; coste anteriori lasciate libere; quattro archetti nella prima fila, sei nella successiva; petali lavorati con tecnica tunisina partendo da cinque catenelle e modellati attraverso aumento e diminuzione.

Questa è la struttura.

Tutto ciò che viene dopo può essere adattato.

Si può cambiare il numero dei petali, la loro altezza, il numero delle corolle, il filato, il centro decorativo, la dimensione finale e persino il modo in cui il fiore viene applicato.

Il mio è nato per dialogare con Mont Blanc e ne riprende volutamente il movimento a più livelli.

Ma una volta applicata la spilla può staccarsi dalla giacca e cominciare a vivere altrove.

Ed è forse proprio questo il modo più divertente di guardare tutte le immagini che accompagnano il tutorial: lo stesso fiore, ogni volta inserito in un contesto diverso, cambia proporzioni, funzione e perfino personalità.

Non resta che scegliere dove metterlo per primo.