MORA

Mora: la maglia all’uncinetto che rende più leggero l’autunno

Ci sono giornate d’autunno in cui uscire senza una maglia sembra azzardato, ma indossarne una troppo pesante è altrettanto poco invitante. Soprattutto quando fuori l’aria comincia a rinfrescare e dentro casa, in ufficio o nei locali le temperature raccontano una stagione completamente diversa.

È proprio in questo periodo dell’anno che mi piace trovare una via di mezzo. Non necessariamente un cardigan, non necessariamente un maglione tradizionale, ma qualcosa che possa accompagnarmi con leggerezza da ottobre verso l’inverno.

Da questa idea è nata Mora, una maglia all’uncinetto top down, senza cuciture, morbida, traforata e caratterizzata da un taglio volutamente ampio.

Una maglia che non vuole essere pesante, non vuole costringere e, soprattutto, non pretende che tutte la indossino nello stesso modo.

Un colore che non vuole essere definito

La prima cosa che mi ha conquistata è stata la sfumatura del filato Mika di Tessiland.

Il colore si chiama Mora, ma una volta lavorato acquista un’identità tutta sua. Non è propriamente rosa, non è viola, non è il classico malva. È una combinazione delicata e mutevole di tonalità che si intrecciano, si sovrappongono e cambiano leggermente a seconda della luce.

È uno di quei colori che sembrano difficili da abbinare soltanto finché non cominciamo a provarli davanti all’armadio.

Con il nero diventa elegante, con il blu del denim acquista freschezza, con il marrone e il cioccolato regala un effetto caldo e raffinato. Anche il grigio, nelle sue diverse tonalità, può essere un ottimo compagno.

E poi c’è il bianco, che personalmente trovo particolarmente interessante: una camicia bianca sotto Mora mette in evidenza la lavorazione, illumina il colore e trasforma una maglia informale in un capo adatto anche a occasioni più curate.

Una maglia garzata, ma non nel senso tradizionale

Quando ho immaginato Mora, volevo soprattutto ottenere un effetto leggero, quasi garzato. Non inteso come trattamento del filato, ma come sensazione visiva: una superficie aperta, ariosa, con trasparenze che lasciano intravedere quello che indossiamo sotto.

Per raggiungere questo risultato ho scelto di lavorare il filato Mika con un uncinetto numero 7, volutamente grande rispetto all’effetto che avrei ottenuto utilizzando una misura più contenuta.

È una scelta che cambia molto il carattere della maglia.

I punti si distanziano, il tessuto diventa più aperto, la lavorazione acquista morbidezza e il capo risulta meno compatto. La trasparenza, in questo caso, non è un dettaglio casuale: è parte del progetto.

Non tutte, però, amano una maglia così traforata. Ed è qui che arriva la prima possibilità di personalizzazione: utilizzare l’uncinetto della misura indicata sull’etichetta del filato, verificando il risultato con un piccolo campione.

Con una lavorazione più compatta Mora cambierà aspetto, pur mantenendo la sua identità.

Naturalmente bisognerà considerare che cambieranno anche le dimensioni dei punti, la vestibilità e potenzialmente la quantità di filato necessaria.

Perché ho scelto uno sprone quadrato

Mora nasce dall’alto verso il basso, con la tecnica top down, ed è realizzata senza cuciture.

Per la costruzione ho scelto uno sprone quadrato, una soluzione che in questo progetto risponde a una precisa intenzione stilistica.

Di solito, quando realizziamo uno sprone rettangolare, possiamo distribuire un numero maggiore di punti sul davanti e sul dietro rispetto alle maniche. Questo permette di ottenere una vestibilità più regolare e maniche proporzionalmente meno ampie.

Con Mora volevo qualcosa di diverso.

Desideravo una linea più morbida, con un effetto vagamente kimono, uno scavo manica più sceso e una maggiore ampiezza nella parte superiore.

Per questo ho scelto uno sprone con quattro lati inizialmente uguali, destinati a crescere con la stessa progressione.

La cosa interessante è che non ho dovuto fare particolari calcoli per distribuire le maglie iniziali.

Sono partita da 64 catenelle, chiuse in cerchio, e le ho semplicemente divise per quattro.

Sedici punti per il davanti, sedici per il dietro e sedici per ciascuna manica.

Una soluzione intuitiva, che permette di concentrarsi sulla costruzione senza trasformare ogni nuovo progetto in un esercizio di matematica.

Attenzione, però: dividere per quattro non significa che lo sprone quadrato sia adatto indistintamente a ogni figura. Significa partire da una struttura semplice, da verificare e adattare durante la lavorazione.

Il risultato è proprio quello che cercavo: una maglia ampia e scivolata, che lascia libertà di movimento senza creare necessariamente un effetto voluminoso.

Una costruzione semplice, che si può adattare

Dopo aver chiuso le 64 catenelle iniziali, ho realizzato un primo giro a maglia alta, suddividendo il lavoro in quattro gruppi da 16 maglie alte.

Tra un gruppo e l’altro ho inserito una catenella di separazione.

Questi quattro spazi sono diventati i punti di riferimento per gli aumenti dello sprone.

Nei giri successivi ho continuato a lavorare le maglie alte sulle maglie alte, inserendo gli aumenti negli spazi predisposti.

In questo modo lo sprone cresce regolarmente fino a raggiungere la misura desiderata.

Una volta ottenuta l’ampiezza necessaria, ho separato le maniche e proseguito con il corpo.

Qui ho scelto un’altra soluzione che mi piace particolarmente: lavorare a spirale, senza chiudere ogni giro.

La lavorazione risulta continua ed evita quella linea di chiusura che, soprattutto su un punto molto aperto, può diventare visivamente fastidiosa.

Questo metodo non impedisce di inserire eventuali aumenti durante la costruzione del corpo. Se serve una maggiore ampiezza sui fianchi, possiamo prevederli nei punti opportuni, adattando la maglia alla nostra figura.

Per me è uno degli aspetti più interessanti dell’uncinetto: non siamo obbligate a seguire una forma prestabilita se quella forma non è la più adatta a noi.

Gli spacchetti laterali: un piccolo dettaglio che cambia la caduta

Quando ho raggiunto quasi tutta la lunghezza desiderata, ho deciso di aggiungere un dettaglio molto semplice.

Ho diviso il lavoro in corrispondenza dei due fianchi e ho proseguito separatamente davanti e dietro, realizzando quattro righe per ciascuna parte.

In questo modo ho ottenuto due piccoli spacchi laterali.

Non sono indispensabili alla costruzione della maglia, ma aggiungono movimento al bordo inferiore e possono rendere più confortevole la vestibilità, soprattutto per chi preferisce che la maglia non aderisca troppo sui fianchi.

Nella mia versione davanti e dietro hanno la stessa lunghezza.

Ma perché non approfittare di questo passaggio per ottenere qualcosa di diverso?

Si possono lavorare meno righe sul davanti e più righe sul dietro, creando un orlo leggermente asimmetrico. Oppure si possono eliminare del tutto gli spacchetti e terminare il corpo con un bordo regolare.

Anche un dettaglio così piccolo può modificare il carattere del capo e, soprattutto, renderlo più adatto alla persona che lo indosserà.

La manica a tre quarti, una scelta di stagione

Anche per le maniche ho preferito una soluzione essenziale.

Dopo aver completato il corpo, ho ripreso i punti in corrispondenza delle aperture e ho proseguito la lavorazione senza aumenti né diminuzioni.

Ho mantenuto l’ampiezza ottenuta dallo sprone e ho scelto una lunghezza a tre quarti.

Una decisione legata proprio all’idea iniziale: realizzare una maglia da indossare nella stagione di transizione, magari sopra una camicia, lasciandone intravedere il polsino.

Chi preferisce una manica lunga può semplicemente proseguire fino alla lunghezza desiderata, verificando durante le prove che l’ampiezza sia confortevole.

Anche qui, insomma, nessuna regola assoluta.

Mora può diventare un’altra maglia?

Assolutamente sì. Ed è forse questa la caratteristica che mi piace di più del progetto.

Chi desidera una linea più regolare può scegliere uno sprone rettangolare, distribuendo diversamente i punti iniziali tra davanti, dietro e maniche.

Chi preferisce una lavorazione più compatta può utilizzare un uncinetto più piccolo.

Chi ama la maglieria più tradizionale può realizzare maniche lunghe e un bordo inferiore senza spacchi.

Chi invece vuole conservare l’effetto morbido e aperto della mia versione può limitarsi a modificare la lunghezza.

L’importante è ricordare che queste variazioni non sono tutte indipendenti: cambiando lo sprone o la misura dell’uncinetto, bisogna ricontrollare proporzioni, circonferenze e quantità di filato.

Il tutorial offre una base e un metodo di costruzione. La scelta finale, però, appartiene a chi tiene l’uncinetto in mano.

Il filato Mika: sei fibre, ciascuna con una funzione

Per realizzare Mora ho utilizzato il filato Mika, in gomitoli da 50 grammi per 110 metri, distribuito da Tessiland.

La composizione è particolarmente interessante perché riunisce fibre di diversa natura:

  • 5% mohair
  • 5% lana
  • 23% poliammide
  • 22% cotone
  • 22% poliestere
  • 23% acrilico

Una miscela che merita qualche considerazione, perché non basta leggere la parola lana su un’etichetta per capire come si comporterà un filato.

Il mohair, fibra naturale ottenuta dal vello della capra d’Angora, può contribuire a dare morbidezza, una lieve peluria superficiale e un carattere più soffice alla lavorazione.

La lana, anch’essa naturale, contribuisce alle proprietà termiche del filato e alla gestione dell’umidità.

Il cotone è una fibra vegetale naturale e apporta caratteristiche differenti rispetto alle fibre animali, tra cui una mano generalmente meno elastica e una diversa sensazione a contatto con la pelle.

La poliammide è una fibra sintetica apprezzata per la resistenza all’usura e può aiutare a migliorare la tenuta del filato.

Il poliestere, anch’esso sintetico, può contribuire alla stabilità dimensionale, alla resistenza e alla praticità di manutenzione, in funzione della struttura del filo.

Infine, l’acrilico è una fibra sintetica leggera, spesso utilizzata nelle mischie per ottenere volume, morbidezza e caratteristiche pratiche a un costo più accessibile.

La composizione, da sola, non permette di attribuire con certezza tutte le qualità finali a una singola fibra: contano anche la filatura, la torsione e la costruzione del filato.

In Mora, quello che ho potuto osservare lavorandolo è un comportamento molto interessante con l’uncinetto numero 7: una trama aperta, morbida e visivamente leggera, nella quale le sfumature si distribuiscono con naturalezza.

Per questa versione ho utilizzato 270 grammi di filato, equivalenti a circa 594 metri.

Scheda tecnica della maglia Mora

CaratteristicaDati del progetto
NomeMora
TipologiaMaglia all’uncinetto
FilatoMika di Tessiland, colore Mora
Peso gomitolo50 g
Metratura gomitolo110 m
Uncinetto utilizzatoN. 7
Consumo effettivo270 g
Metratura consumataCirca 594 m
Acquisto indicativo6 gomitoli da 50 g
CostruzioneTop down senza cuciture
SproneQuadrato, quattro lati inizialmente uguali
Avvio64 catenelle chiuse in cerchio
Distribuzione iniziale16 punti per ciascun lato
Punti principaliCatenella, maglia alta
CorpoLavorazione continua a spirale
Bordo inferioreQuattro righe separate davanti e dietro
Spacchi lateraliDue, facoltativi
ManicheTre quarti, senza aumenti né diminuzioni nella prosecuzione
VestibilitàMorbida e ampia, con effetto kimono
PersonalizzazioniSprone rettangolare, uncinetto più piccolo, maniche lunghe, bordo pari o asimmetrico

Le quantità si riferiscono alla mia realizzazione. Per una taglia diversa, una lunghezza maggiore o una lavorazione più compatta potrebbe essere necessario modificare il quantitativo di filato.

Procedimento in sintesi

Avvio e primo giro. Preparare 64 catenelle e chiuderle in cerchio, facendo attenzione a non torcerle. Distribuire il primo giro in quattro gruppi da 16 maglie alte, separati da una catenella.

Crescita dello sprone. Proseguire a maglia alta, utilizzando i quattro spazi di separazione per gli aumenti, finché lo sprone raggiunge l’ampiezza necessaria.

Separazione delle maniche. Individuare davanti e dietro e unirli per proseguire il corpo, lasciando libere le aperture delle maniche.

Corpo. Lavorare a spirale, senza chiudere ogni giro, fino alla lunghezza desiderata. Inserire eventuali aumenti se richiesti dalla vestibilità.

Spacchi laterali. Dividere davanti e dietro e lavorare separatamente quattro righe su ciascuna parte, oppure personalizzare il bordo.

Maniche. Riprendere i punti delle aperture e proseguire senza aumenti né diminuzioni fino alla lunghezza a tre quarti, o fino alla lunghezza desiderata.

Le indicazioni rappresentano una sintesi della costruzione. Nel videotutorial sono mostrati i passaggi operativi e i controlli di vestibilità.

Come indossare Mora

La prima proposta che mi viene in mente è quella più semplice: camicia bianca, jeans e Mora indossata sopra.

Il bianco fa risaltare i trafori e il denim alleggerisce l’insieme. È un abbinamento perfetto per la quotidianità, ma basta cambiare scarpe e accessori per ottenere un risultato più curato.

Con un pantalone nero e un top coordinato, Mora diventa più elegante. Con un pantalone marrone o cioccolato acquista un carattere autunnale molto raffinato. Con il grigio si può giocare su contrasti delicati e contemporanei.

La possibilità di cambiare il capo indossato sotto è un altro grande vantaggio della lavorazione aperta: un top leggero, una canotta, una camicia oppure una base più coprente cambiano immediatamente l’aspetto della maglia.

Naturalmente la sensazione di calore varierà anche in base a ciò che indossiamo sotto e alle condizioni ambientali.

Il tutorial e un invito a personalizzare

Mora è un progetto che nasce da un’idea precisa, ma lascia molto spazio alle interpretazioni.

Mi piacerebbe che chi lo realizzerà non si sentisse obbligato a riprodurre ogni singolo dettaglio, bensì libero di scegliere ciò che funziona meglio per il proprio corpo, il proprio guardaroba e il proprio gusto.

Perché una maglia davvero riuscita non è soltanto quella che abbiamo terminato: è quella che abbiamo voglia di indossare.

Nel videotutorial sul mio canale YouTube La Fata Tuttofare vi accompagno nella realizzazione di Mora, dalla costruzione dello sprone alla lavorazione del corpo, fino alle maniche e alle possibili personalizzazioni.

E se amate le maglie personalizzabili e i modelli che possono cambiare carattere con pochi accorgimenti, vi invito a scoprire anche Frolla 2.0 (link), Meringa (link) e Millefoglie (link), altri progetti nei quali costruzione e vestibilità offrono interessanti possibilità creative.

Adesso sono curiosa: voi come indossereste Mora? Con una camicia bianca, un top leggero oppure un abbinamento completamente diverso?