
Montblanc: una tracollina, un fiore e molte più possibilità di quelle che avevo previsto
Quando ho terminato Montblanc, la prima lettura era inevitabile: una piccola tracolla rotonda, completamente rivestita da petali, con un diametro di circa 18 centimetri e una presenza molto più importante di quanto lascino immaginare le sue dimensioni.
Poi ho cominciato a guardarla diversamente.
Ho tolto mentalmente la tracolla. Ho ridotto le dimensioni. Ho cambiato colore. Ho immaginato una chiusura diversa. Ho separato il fiore dalla base. Ed è diventato evidente che questa costruzione poteva uscire molto facilmente dalla categoria “borsa”.
È probabilmente la parte che mi diverte di più di questo progetto: Montblanc non obbliga a realizzare Montblanc esattamente come l’ho realizzata io.
La struttura può diventare più grande, più piccola, piatta, capiente, elegante, decorativa, utile. Può stare sulla spalla, dentro una borsa, agganciata a uno zaino, sopra un cestino o addirittura profumare una stanza.
E tutto parte da due semplicissimi cerchi.
Due dischi uguali solo all’apparenza
La tracollina è costruita attraverso due basi rotonde.
L’avvio è lo stesso per entrambe, ma la lavorazione cambia perché soltanto uno dei due dischi deve ospitare il grande fiore tridimensionale.
Per il disco posteriore, quello liscio, parto da un anello magico e lavoro al suo interno 12 maglie alte.
Dal secondo giro cominciano gli aumenti:
- secondo giro: 2 maglie alte in ogni punto, per arrivare a 24 maglie;
- terzo giro: 1 maglia alta e 1 aumento, per un totale di 36;
- quarto giro: 2 maglie alte e 1 aumento, totale 48;
- quinto giro: 3 maglie alte e 1 aumento, totale 60;
- sesto giro: 4 maglie alte e 1 aumento, totale 72.
Il principio rimane quindi sempre lo stesso: 12 aumenti distribuiti regolarmente in ogni giro.
Terminato il disco, posso aggiungere un giro di maglie basse lavorato punto su punto, tagliare il filo e mettere momentaneamente da parte questa metà.
Il secondo disco nasce nello stesso modo ma deve essere preparato per accogliere i petali.
Qui la differenza è fondamentale.
Le maglie non vengono lavorate normalmente prendendo entrambe le coste, ma in costa posteriore, in modo da lasciare visibili sulla superficie una serie di linee circolari.
Sono proprio queste coste libere a diventare, successivamente, il punto di ancoraggio del fiore.
Lavorando in questo modo il disco tende però a risultare leggermente più piccolo rispetto al primo. Per questo aggiungo un giro: dopo le 72 maglie lavoro 5 maglie alte e un aumento, arrivando a 84 punti.
Alla fine, nonostante il diverso numero di giri, i due dischi raggiungono praticamente lo stesso diametro.
Ed è qui che la geometria tranquilla del cerchio comincia a trasformarsi completamente.
Il fiore cresce direttamente sulla superficie
Sul primo cerchio di coste libere abbiamo i 12 punti iniziali.
Entro nella prima costa, lavoro una maglia bassa, eseguo 3 catenelle, salto 3 punti e mi ancoro nel quarto con una maglia bassa.
Ripetendo la sequenza ottengo 3 archetti.
Ed è sopra questi archetti che nascono i primi petali.
La costruzione riprende la tecnica che avevo già utilizzato nel Fiore Montblanc, con una lavorazione tunisina che permette al petalo di acquistare consistenza, forma e una leggera curvatura.
Avvio 5 catenelle, ricarico progressivamente le asole sull’uncinetto entrando anche nell’archetto e poi scarico le maglie due a due.
Nella riga successiva aggiungo una catenella di aumento e passo a 6 asole.
Continuo a lavorare avanti e indietro mantenendo l’ancoraggio sotto l’archetto fino alla quarta riga, dove inserisco un piccolo pippiolino di 3 catenelle, che viene chiuso nella prima asola.
Procedo quindi con le 6 asole fino alla sesta riga.
A questo punto comincio a restringere il petalo: nella fase di ritorno chiudo insieme gli ultimi tre punti, passando da 6 a 5 maglie.
Lavoro ancora una riga da 5 e infine torno verso la base con punti bassissimi, ancorandomi nuovamente all’archetto.
Il primo petalo è terminato.
E poi inevitabilmente ne arriva un altro.
E un altro ancora.
Quattro file di petali, senza tagliare continuamente il filo
La cosa interessante è che non serve interrompere ogni volta la lavorazione.
Terminata la prima fila di 3 petali, faccio 2 catenelle, raggiungo il secondo cerchio di coste e continuo.
Nella seconda fascia gli archetti diventano leggermente più grandi: lavoro 4 catenelle, salto sempre 3 punti di base e mi ancoro nel quarto.
In questo modo ottengo 6 archetti, ognuno dei quali ospiterà un petalo.
Per la terza fila aumento ancora: gli archetti sono formati da 5 catenelle, continuo a saltare 3 punti ed entro nel quarto, ottenendo complessivamente 8 archetti.
Anche il quarto giro utilizza archetti di 5 catenelle, ma cambia la distanza tra gli ancoraggi: salto 5 maglie ed entro nella sesta, mantenendo comunque 8 petali.
A questo punto mi fermo.
Il disco avrebbe ancora coste disponibili, ma riempirle tutte significherebbe appesantire troppo il progetto.
Ed è già questa una prima possibilità di personalizzazione: non siamo obbligati a utilizzare tutte le linee.
Possiamo anche lavorare le corolle a cerchi alterni: prima fila, terza fila e così via. Il fiore resterà importante, ma avrà una struttura più leggera e ariosa.
Terminati i petali, lavoro il giro perimetrale di maglie basse.
Durante questo passaggio io ho scelto anche di bloccare centralmente ogni petalo, perché volevo che la superficie rimanesse compatta e che le varie corolle non si sollevassero eccessivamente.
Solo adesso i due dischi possono incontrarsi.

Da due cerchi nasce la tracollina
Sovrappongo le due parti e le unisco lungo il perimetro con maglie basse e maglie bassissime, lasciando naturalmente una piccola apertura nella parte superiore.
La mia Montblanc rimane volutamente piuttosto piatta.
Non ho voluto aggiungere spessore perché non cercavo una borsa tradizionale, ma un piccolo portaoggetti da portare a tracolla.
Chi invece desidera trasformarla in una vera borsa può farlo senza problemi.
Si può aggiungere una fascia laterale, aumentare il diametro e utilizzare una costruzione simile a quella della borsa Ranuncolo oppure riprendere alcuni principi della tracollina Conchiglia.


E volendo possiamo cambiare completamente anche la parte superiore.
Una piccola chiusura clic clac, per esempio, porta immediatamente Montblanc verso una borsetta più strutturata, quasi rétro.
Già soltanto intervenendo su dimensioni, profondità e chiusura abbiamo quindi tre progetti diversi.
Ma è quando iniziamo a ridurla che le possibilità diventano ancora più interessanti.

Piccola piccola: non è più necessariamente una borsa
Immaginiamola in dimensioni ridotte.
La prima funzione che mi è venuta in mente è estremamente pratica: un porta bite.
Ho utilizzato il bite per molti anni e uno dei problemi era sempre lo stesso: dove lo metto?
Dentro la borsa? Dentro una custodia anonima? Lo porto separatamente?
Una mini Montblanc risolverebbe il problema trasformando un oggetto puramente funzionale in qualcosa che possiamo anche lasciare a vista.
Lo stesso vale per un bicchiere pieghevole, uno di quegli accessori utilissimi da portare in viaggio, durante una passeggiata o nello zaino.
Ed è proprio da questa idea che abbiamo immaginato Montblanc agganciata esternamente alla zip di uno zaino.
Non più tracolla, quindi, ma portaoggetti esterno removibile, fissato con un moschettone.
Dentro possono trovare posto piccoli oggetti che vogliamo raggiungere senza aprire continuamente lo zaino: il bicchiere pieghevole, auricolari, piccoli accessori, una chiave, un cavetto.
E naturalmente nulla impedisce di utilizzarla all’interno della borsa come piccolo organizer.

Montblanc entra anche in un matrimonio
Poi abbiamo cambiato completamente colore.
Bianco.
Glicine.
Tulle.
Ed è bastato questo per farla entrare in un mondo completamente diverso.
Ridotta di dimensioni e realizzata in bianco, Montblanc diventa una bomboniera porta confetti. Il tulle può fuoriuscire leggermente dalla parte superiore e un nastro di raso glicine completa il progetto.
La stessa versione può diventare anche un segnaposto.
Possiamo aggiungere il nome dell’invitato, utilizzarla sulla tavola e lasciare poi all’ospite un piccolo contenitore riutilizzabile, invece della classica bomboniera destinata magari a rimanere chiusa in un mobile.
Ma la versione che trovo più deliziosa è probabilmente quella da damigella.
Manteniamo il bianco, aggiungiamo una piccola catenella e Montblanc diventa una vera mini tracolla da abbinare a un abito in tulle con cintura glicine.
Una bimba può portarla durante la cerimonia, magari con dentro un fazzolettino, qualche petalo, un piccolo ricordo.
Non è più soltanto un accessorio da matrimonio: entra direttamente nell’immagine della cerimonia.


E se togliessimo completamente il secondo disco?
Qui il progetto cambia ancora.
Realizziamo soltanto la parte fiorita e improvvisamente Montblanc smette di essere un contenitore.
Può diventare il coperchio di un cestino.
Il contrasto tra una base semplice, regolare e funzionale e questa grande superficie tridimensionale trasforma completamente il cestino.
Può essere utilizzato in bagno, in camera, su una toilette, per piccoli accessori, cotone, bijoux, ricordi oppure semplicemente come elemento decorativo.
E anche qui le dimensioni decidono la funzione.
Piccolo cestino, fiore piccolo.
Contenitore più importante, fiore più grande.
La struttura rimane la stessa.

E sì, può persino profumare la casa
Una delle trasformazioni che mi ha divertito di più nasce eliminando ancora una volta la tracolla.
Montblanc diventa un piccolo contenitore da appendere con un nastrino.
All’interno possiamo inserire un sacchettino traspirante con potpourri, lavanda essiccata o altre essenze profumate.
A quel punto abbiamo un vero profumatore per ambienti.
Può essere appeso in armadio, alla maniglia di una porta, in bagno oppure lasciato semplicemente appoggiato.
E quando il profumo perde intensità, basta sostituire il contenuto.
Questa forse è la trasformazione che racconta meglio l’intero progetto: partiamo da una tracollina e arriviamo a un oggetto per la casa senza dover reinventare la tecnica.

La parte più interessante non è scegliere quale Montblanc realizzare
È capire che non dobbiamo scegliere per forza.
La stessa costruzione può essere ripresa più volte.
Una grande, con tracolla.
Una piccola da agganciare allo zaino.
Una bianca per una cerimonia.
Una senza retro per coprire un cestino.
Una profumata da appendere in casa.
Possiamo persino trasformarla in un piccolo portagioie da viaggio oppure dedicarla ai nostri strumenti, usando la versione mini per conservare marca punti, ago da lana, metro e quei minuscoli accessori che sembrano avere una particolare predisposizione a sparire proprio quando ci servono.
Ed è esattamente per questo che non volevo presentarvi Montblanc soltanto come “la nuova borsa”.
La borsa è semplicemente una delle sue possibilità.
Il progetto vero è quel cerchio di coste concentriche che ci permette di costruire il fiore; tutto ciò che decidiamo di mettere dietro, dentro, sotto o sopra quel fiore dipende da noi.
Ed è forse questo il gioco più bello.
La tecnica rimane.
L’oggetto cambia completamente.


