
Maat: la Borsa che Porta l’Equilibrio del Mondo
C’è una dea nell’antico Egitto a cui spettava il compito più grande di tutti: tenere in piedi l’universo. Non con la forza ma con la precisione. Con la geometria. Con la verità ripetuta all’infinito in ogni fregio, in ogni mosaico, in ogni corridoio dei templi. Si chiamava Ma’at, ed era la dea dell’ordine cosmico, quella che pesava il cuore dei morti su una bilancia e dall’altra parte metteva una piuma — perché solo un cuore leggero come una piuma aveva vissuto nella verità.
Ho pensato a lei mentre il mio uncinetto 3,5 disegnava la prima riga di questo progetto. Perché il punto interlok — il punto che ho scelto per questa borsa — è esso stesso una forma di equilibrio: blu marine e rame che si alternano senza mai sovrapporsi davvero, senza mai prevalere l’uno sull’altro, creando un disegno geometrico che non ha dritto né rovescio. Come Ma’at, che non ammette ambiguità: tutto è al suo posto, tutto ha la sua misura esatta.
Siamo nel Capitolo Egitto del Grande Viaggio, e dopo aver tessuto i kimono LUXOR ed ISIDE— uno di esagoni come i pavimenti sacri di Karnak, l’altro nei colori della dea tessitrice per eccellenza — era inevitabile che il viaggio portasse a lei. A Ma’at. Al principio che regge tutto.
Il Fondo: dove tutto comincia
Ogni borsa nasce da un fondo, e il fondo della Maat è un rettangolo di 30×10 cm lavorato con il filo Sublime di Tessiland nei colori blu marine e rame — una palette che evoca immediatamente le pietre lavorate degli obelischi egizi, il lapislazzuli dei gioielli faraonici, il rame dei vasi sacri. Sul lato corto avvio con 3 punti bassi per ogni foro, negli angoli 4 maglie per girare senza distorcere, sul lato lungo alterno 2 punti bassi in un foro e 3 nell’altro — una variazione ritmica che crea già in partenza quella tensione equilibrata che è l’anima del progetto.
Il Punto Interlok: la Geometria della Dea
Dal terzo giro in poi entra il rame, e con lui entra la magia. Il punto interlok — variante del mosaico con una caratteristica straordinaria — si lavora alternando un giro blu e uno rame, passando sempre davanti al punto che sta dietro e dietro al punto che sta davanti. Il risultato è un disegno a zigzag incastonato che ricorda i fregi sulle pareti di Karnak, le decorazioni geometriche delle tombe della Valle dei Re, i bordi intrecciati dei sarcofagi.
La particolarità più bella di questo punto, quella che lo rende perfetto per Ma’at, è che non ha dritto né rovescio: entrambi i lati sono identici, specchiati, perfetti. Proprio come la bilancia della dea che non pende mai da una parte sola.
Ho alzato la borsa per 24 cm di altezza, rifinendo il bordo con due giri di maglie basse che lo rendono compatto e resistente — perché questa borsa deve durare, come durano i templi egizi da tremila anni.
La Struttura: dettagli che fanno la differenza
Le due fasce laterali, lavorate in blu con 7 punti bassi per 52 righe (misura finita 4×28 cm), non sono un accessorio secondario: sono la spina dorsale della borsa, quelle che la tengono in piedi e che accolgono gli anelli rettangolari da 4 cm dove si aggancerà il manico Primo. Ho poi voluto creare la chiusura con la Libeccio, per un tocco di design pulito e funzionale.
Dentro, la fodera già confezionata protegge il contenuto e dà alla borsa quella finitura interna curata che trasforma un lavoro artigianale in un oggetto di qualità. Il manico Primo in ecopelle, regolabile e robusto, trova posto negli anelli rettangolari: elegante, pratico, esattamente nella proporzione giusta per una borsa che vuole essere portata ogni giorno senza mai sembrare ordinaria.
Il Filo Sublime: il tocco che fa la differenza
Per una borsa che porta il nome di Ma’at non potevo scegliere un filo qualunque. Il Sublime di Tessiland nei colori blu marine e rame ha quella consistenza strutturata che il punto interlok richiede per esprimersi al meglio: le maglie restano definite, il disegno geometrico non si perde, i colori mantengono la loro intensità anche dopo i lavaggi. Lavorato con uncinetto 3,5, restituisce una fabric compatta ma non rigida — la borsa tiene la forma ma si adatta al corpo, leggera nonostante la struttura.
Ma’at nel Grande Viaggio
Questa borsa chiude un cerchio narrativo che era cominciato molto prima di lei. Nel Kimono Luxor avevamo camminato tra le colonne di Karnak e scoperto che gli egizi vedevano nella geometria una forma di bellezza assoluta. Nel Kimono Iside avevamo incontrato la dea tessitrice, colei che con i suoi fili aveva riportato in vita Osiride. Adesso Ma’at porta tutto questo nelle mani di chi la indossa: l’ordine che non opprime, la geometria che non irrigidisce, la bellezza che nasce quando ogni cosa è al suo posto.
Una borsa leggera, capiente, con un design che racconta tremila anni di civiltà. E pensare che nasce da un gomitolo blu e uno rame, e da un uncinetto 3,5.
Il viaggio continua.
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